Il 4 marzo di un anno fa il governo chiudeva in Italia tutte le scuole che fino alla fine dell’anno scolastico non hanno più riaperto i battenti, proseguendo le lezioni con la didattica a distanza. Da allora, tra aperture a settembre, seguite spesso da sospensioni, chiusure e solo talvolta riaperture, gli studenti...

Il 4 marzo di un anno fa il governo chiudeva in Italia tutte le scuole che fino alla fine dell’anno scolastico non hanno più riaperto i battenti, proseguendo le lezioni con la didattica a distanza. Da allora, tra aperture a settembre, seguite spesso da sospensioni, chiusure e solo talvolta riaperture, gli studenti italiani si sono trovati a frequentare i loro istituti anche per molto meno della metà dei giorni teoricamente previsti.

I calcoli li ha fatti Save The Children, che ha conteggiato che sono stati 112 i miliardi di giorni di istruzione persi complessivamente nel mondo in questo anno di pandemia e che bambini e adolescenti di tutto il mondo hanno perso in media 74 giorni di istruzione ciascuno, più di un terzo dell’anno scolastico medio globale di 190 giorni. In Italia l’analisi ha preso in considerazione 8 capoluoghi di provincia evidenziando che al nord i ragazzi sono andati a scuola il doppio rispetto ai ragazzi del sud. Da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario. Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti.

Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106.