Studenti a scuola (Newpress)

Torino, 8 novembre 2018 - Non sempre gli studenti che escono dagli istituti che bocciano di più – e che per questo possono apparire più selettivi – hanno un percorso universitario più agevole. Anzi, "abbiamo individuato una correlazione leggermente positiva dell’andamento universitario proprio per gli studenti delle scuole più inclusive; un istituto che boccia e allontana non necessariamente dà buoni risultati". A parlare è Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, che gestisce il progetto Eduscopio.it (cerca qui la tua città). 

Eduscopio 2018, da Roma a Milano: classifica e confronto col 2017

Come esce il sistema scolastico italiano dall’analisi dei dati della vostra ricerca?
"Eduscopio non è lo strumento adatto per dare un giudizio sul nostro sistema scolastico in generale, proprio perché non confronta scuole né indirizzi diversi, né tanto meno aree dove il contesto socio-economico è differente. Sappiamo però dai dati Ocse (che prendono in esame i risultati dei 15enni) che ci sono grandi differenze tra Nord e Sud del Paese, con eccellenze che hanno standard di livello europeo e altre zone che faticano. Nel gruppo delle scuole superiori, i più deboli appaiono gli istituti professionali". 

Il boom di utenti unici del vostro sito (1,2 milioni) suggerisce che le famiglie e i ragazzi abbiano una grande fame di informazioni riguardo la scelta scolastica...
"Noi diamo per scontato che chi arriva su Eduscopio abbia già un’idea sul percorso da intraprendere e sulla scuola da scegliere, anche perché poi l’ambito geografico è limitato. Non ci aspettavamo tanto successo, abbiamo certo colto un nervo scoperto delle famiglie: la scelta della scuola superiore è fondamentale per l’università e il mercato del lavoro. Il nostro portale, poi, si distingue per la facilità d’uso: con pochi clic si individua l’indirizzo scolastico, si circoscrive l’area e compaiono tutti i dati. Le famiglie chiedono sempre più informazioni, ma queste devono essere accessibili. E poi non ci sono solo i genitori: gli accessi dei ragazzi al portale da tablet e smartphone crescono sempre di più, come quelle degli insegnanti".

Come si sceglie la scuola giusta insieme al proprio figlio?
"Non c’è una ricetta giusta, alla fine conta sempre quello che vuol fare il ragazzo o la ragazza, però molte scelte vengono ancora fatte per tradizione familiare e questo non porta sempre risultati. Neanche Eduscopio è sufficiente: bisogna parlare con il dirigente scolastico e i professori. L’inclinazione dello studente è fondamentale. Per quel che vale, mio figlio ha fatto sempre il contrario di quello che gli ho suggerito (ride, ndr). Certo è che chi frequenta il liceo, al 90% proseguirà all’università, percentuale che si ribalta all’istituto professionale. Non ci sono tante ‘passerelle’ tra il mondo accademnico e quello del lavoro, è una scelta che traccia un solco profondo". 

Dai vostri dati emerge quale sia, se c’è, l’istituto migliore d’Italia? 
"No, perché Eduscopio non vuole essere la Champions League delle superiori. Inoltre, non ha senso comparare istituti di territori diversi, anche perché non è come l’Università dove lo studente cambia facilmente città, la scuola superiore te la scegli vicino a casa".