di Elena G. Polidori Voleva uccidere, ma non sapeva chi. Si era vestito da killer, come nei film, felpa, zainetto, guanti e pistola in pugno, la pistola del padre, morto mesi fa, che in famiglia nessuno trovava più. Andrea Pignani, l’omicida-suicida di Ardea – ’Andrea Hyde Pignani’, nell’account Facebook, come l’alter ego del dottor Jekyll –, è uscito così di casa domenica mattina intorno alle 11, percorrendo con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito. Voleva uccidere, ma non sapeva chi, perché i genitori dei bambini non lo...

di Elena G. Polidori

Voleva uccidere, ma non sapeva chi. Si era vestito da killer, come nei film, felpa, zainetto, guanti e pistola in pugno, la pistola del padre, morto mesi fa, che in famiglia nessuno trovava più. Andrea Pignani, l’omicida-suicida di Ardea – ’Andrea Hyde Pignani’, nell’account Facebook, come l’alter ego del dottor Jekyll –, è uscito così di casa domenica mattina intorno alle 11, percorrendo con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito. Voleva uccidere, ma non sapeva chi, perché i genitori dei bambini non lo conoscevano, non lo avevano mai visto prima e che non c’è stata alcune lite è stato confermato ieri nella ricostruzione della procura di Velletri. "Non è emerso alcun contatto tra l’omicida e le sue vittime o rapporto di conoscenza tra gli stessi".

Dunque questo 35enne, che non era in cura psichiatrica, che conduceva una vita solitaria e non aveva amici, come ha raccontato la madre, di fatto ha ucciso le prime persone che ha incontrato casualmente durante il suo tragitto lungo le strade del comprensorio Colle Romito.

La ricostruzione degli investigatori dei momenti che hanno preceduto la strage di Ardea e che ha lasciato sull’asfalto i corpi dei fratellini Daniel e David Fusinato e il pensionato Salvatore Ranieri comincia ad acquistare contorni più nitidi. Poi Pignani è tornato a piedi a casa, dove ha deciso di farla finita puntandosi la stessa arma alla testa.

Nelle pieghe degli eventi si nasconde anche un elemento che avrebbe potuto cambiare il finale tragico di questa vicenda. Una manciata di minuti prima della sparatoria, un’auto dei carabinieri transitava nelle strade del comprensorio. Una pattuglia che si era recata nell’abitazione di Domenico Fusinato, padre dei bambini uccisi, per verificare che stesse rispettando l’ordinanza di custodia cautelare. "La madre dei due ragazzi era in casa – racconta l’avvocato Diamante Ceci, legale dei Fusinato –, ad un tratto ha sentito i colpi, pensava che fossero dei petardi o degli spari di cacciatori". Quel rumore sordo però era tutt’altro. "Quando la mamma ha capito cosa stesse accadendo – prosegue la penalista –, è uscita di casa di corsa e in pochi istanti ha raggiunto i figli. Li ha trovati in una pozza di sangue, ancora respiravano". Pignani, secondo un testimone di nome Roberto che lo ha visto pochi minuti dopo gli omicidi, lo ricorda come "un tipo strano, un ragazzo timido, con gli occhiali, sempre con lo zainetto, il classico tipo a cui non presti attenzione. Non mi era mai sembrato pericoloso". Invece Pignani aveva un’arma che non doveva avere, aveva manifestato disagio già altre volte, ma tutte sottovalutate, fino ad una consulenza psichiatrica l’11 maggio dopo una violenta lite con la madre per uno "stato di agitazione psicomotoria". Una strage imprevedibile quella di Ardea, ma forse neppure troppo.