Carlo Andrea

Barnabé

Se il mondo fosse governato dai virologi, Rimini sarebbe Montecatini. Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano ha dettato ieri la linee guida sui flirt estivi. "Sì alla stretta di mano che ormai abbiamo imparato a igienizzarci, ma per baci e abbracci aspettiamo ancora un po’". Probabilmente il professore non ha mai letto nulla del Zanza, detto il Vichingo, duecento ‘prede’ a stagione. Se fosse per loro, i virologi, non avremmo avuto i Vitelloni di Fellini, il bacio tra Paolo e Francesca, ‘Amore baciami’ del riminese Carlo Alberto Rossi, e qualche milione di italiani, concepiti tra Miramare e Rivabella, in una notte ubriaca di alcolici e promesse.

Saremmo molti meno, e molto più tristi. Senza la speranza di scendere in spiaggia, in mezzo alla foresta di ombrelloni chiusi, per strappare un attimo di felicità alla modenese o alla tedesca. Non avremmo sognato di essere l’Alain Delon de ’La prima notte di quiete’, i drogati di vita e sesso raccontati da Tondelli, i giovani migranti del Nord che inseguono un amorazzo estivo tra la pista e la battigia.

La Riviera romagnola senza abbracci sarebbe come la Sardegna senza mare. Cortina quando non c’è la neve. La stretta di mano sarà anche igienica, ma è un insulto a decenni di onorato servizio del bagnino-rimorchiatore, il bacio negato un punto di Pil sottratto all’industria del turismo.