Cesare De Carlo Boris Johnson dovrebbe fare suo l’aforisma di Harry Potter: giuro solennemente di non avere buone intenzioni. Quelle che accendono la sua ostilità al junk food sono certamente lodevoli. È ora che gli inglesi (e non solo) imparino a mangiare come si deve, cioè come gli italiani....

Cesare

De Carlo

Boris Johnson dovrebbe fare suo l’aforisma di Harry Potter: giuro solennemente di non avere buone intenzioni. Quelle che accendono la sua ostilità al junk food sono certamente lodevoli. È ora che gli inglesi (e non solo) imparino a mangiare come si deve, cioè come gli italiani. Ma il suo divieto di pubblicità rischia di rivelarsi trascurabile oltre che illiberale. Trascurabile, perché è accompagnato da tante e tali eccezioni da vanificarne la portata. Due esempi. Il brand (marchio di una linea di prodotti) ne sarà escluso a patto che i suoi prodotti non contengano troppi grassi, sale, zuccheri. Escluse anche le aziende con meno di 250 dipendenti.

E poi ci sono le libertà individuali. L’Inghilterra ne è stata la culla. Sarebbero diventate la religione laica nell’America dei Padri Pellegrini scampati alle persecuzioni del XVII secolo. Nel marmo del Jefferson Memorial è scolpito: ognuno ha il diritto ‘’inalienabile’’ di fare della propria vita quel che crede. Il che non vuol dire rassegnarsi all’avvelenamento collettivo. Significa adottare la strategia della persuasione in luogo della costrizione. Negli Stati Uniti è stato sconfitto il fumo senza decreti governativi ma per il martellamento salutare della scienza medica. Qui a Washington partecipo a eventi con centinaia di persone, nessuna delle quali accende una sigaretta. Nemmeno all’aperto. Chissà che un giorno non accada la stessa cosa alla droga? E che finalmente non si mandino sul lastrico i narcotrafficanti?