Giorgio Caccamo Siete pronti per il bla bla bla friday? Pochi giorni ancora e sarà sbornia di shopping compulsivo (e ipocrisia). Segnatevi la data: venerdì 26 novembre – ma volendo avreste potuto cominciare già da giorni con l’ennesima moda d’importazione americana. È il famigerato Black Friday, che quest’anno...

Giorgio

Caccamo

Siete pronti per il bla bla bla friday? Pochi giorni ancora e sarà sbornia di shopping compulsivo (e ipocrisia). Segnatevi la data: venerdì 26 novembre – ma volendo avreste potuto cominciare già da giorni con l’ennesima moda d’importazione americana. È il famigerato Black Friday, che quest’anno arriva però preceduto da un altro grande evento collettivo. È stato infatti il mese delle manifestazioni e dei summit sul clima. Dove tra le parole d’ordine spiccavano anche gli appelli a cambiare le proprie abitudini di consumo, a "comprare sostenibile", ad avere rispetto per l’ambiente anche quando si fa la spesa.

Non è una novità, peraltro. Già due anni fa, i Fridays for Future della Generazione Thunberg si erano esplicitamente messi in contrapposizione con i Black Friday. Quei venerdì dedicati al clima erano diventati Block Friday, contro il consumismo che contribuisce a devastare l’ambiente. Eppure anche in questo caso non mancano quelle punte di ipocrisia che infastidiscono pure i più bendisposti. Prendiamo l’Italia, dove già le statistiche dicono con largo anticipo che siamo i primi in Europa per acquisti con sconti, ma anche il Paese più preoccupato (84% secondo un sondaggio YouGov condotto in piena Cop26) per i cambiamenti climatici. Qualcosa, matematicamente e statisticamente, non quadra. E non basta neanche proclamare l’intenzione di tingere il venerdì dello shopping e farlo diventare Green, verde. Anche in quel caso gli acquisti compulsivamente concentrati in poche ore non fanno altro che creare sprechi. E mandare il pianeta in profondo rosso.