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10 giu 2022

Duplice omicidio Vicenza, spunta una lettera anonima a Lidia: "Stai attenta"

L'aveva trovata il nuovo compagno di una delle donne uccise da Zlatan Vasiljevic nella nuova casa. Era firmato "una tua amica". Il ministro Cartabia chiede accertamenti agli ispettori

10 giu 2022
Il corpo senza vita di Lidia Miljkovic, la donna di 42 anni uccisa a colpi di pistola stamani a Vicenza.
ANSA/FILIPPO VENEZIA
Il corpo senza vita di Lidia Miljkovic (ansa)
Il corpo senza vita di Lidia Miljkovic, la donna di 42 anni uccisa a colpi di pistola stamani a Vicenza.
ANSA/FILIPPO VENEZIA
Il corpo senza vita di Lidia Miljkovic (ansa)

Vicenza, 10 giugno 2022 - Emergono nuovi particolari sul duplice omicidio di Vicenza. Una lettera anonima di 'avvertimento' a Lidia Miljkovic era stata trovata nella cassetta della nuova abitazione che lei e il nuovo compagno stavano acquistando a Vicenza, tre giorni prima del doppio femminicidio, quando Zlatan Vasiljevic ucciso in poche ore due donne della sua vita, l'ex compagna Gabriela Serrano e l'ex moglie Lidia. Secondo quanto rivelato da Daniele Mondello, il testo, scritto in una calligrafia quasi incomprensibile, avvertiva Lidia a "non andare in giro", ed era firmato "una tua amica".

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Cartabia chiede accertamenti a ispettori

Sul caso la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha chiesto ai suoi ispettori di avviare approfondimenti. Il primo passo dell'ispettorato - una volta aperto un fascicolo - sarà chiedere una relazione ai vertici degli uffici giudiziari.

Le vittime del duplice femminicidio

Gabriela Serrano, venezuelana 36enne con due bimbi, era appena uscita da un matrimonio segnato da continui maltrattamenti; Lidia Miljkovic, 42 anni e madre di due figli, aveva ottenuto il divorzio dal marito dopo averlo denunciato più volte per le botte ricevute. Sono morte entrambe a Vicenza per mano dello stesso assassino, che ha scelto poi di togliersi la vita ai bordi della tangenziale. Mentre gli investigatori cercano di ricostruire i particolari ancora oscuri dell'accaduto, esplode la polemica sui limiti dell'azione giudiziaria e sulla necessità di applicare una strategia che unisca realmente più forze in campo, anche alla luce dei due procedimenti penali che gravavano sull'uomo.

La rilettura dei fatti fa affiorare soprattutto il suo odio, lucidissimo e senza più freni, verso le donne. Prima vessate e umiliate in casa, poi combattute nelle aule di tribunale con menzogne e calunnie. E infine eliminate fisicamente dopo aver perso la battaglia con la giustizia italiana. Se per Lidia è stato un agguato forse inaspettato, dopo essersi rifatta una vita con un altro compagno e un divorzio fresco di tribunale, per Gabriela la ricostruzione fa pensare che si sia messa inconsapevolmente nelle mani del suo carnefice. Con una separazione alle spalle per violenze da parte di un connazionale, Serrano aveva scelto il bosniaco per dare una svolta alla sua vita, ritrovandosi invece a ricalcare il copione, già vissuto, della donna maltrattata. Zlatan in poche ore ha voluto chiudere definitivamente i conti con entrambe, con un piano a cui deve aver pensato da tempo.

Il compagno di Lidia ha parlato di una morte annunciata. Miljkovic era stato arrestato nel 2019 per maltrattamenti in famiglie e minacce ma nel febbraio 2021 aveva finito di scontare tutte le misure cautelari, compreso il divieto di avvicinamento alla ex moglie e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. "Per loro ormai era una brava persona, aveva anche frequentato un corso di reinserimento sociale - si sfoga il compagno, Daniel Mondello - Vorrei che giudici e assistenti venissero al funerale di Lidia e guardassero bene quella bara". Parole di dolore che spingono il Presidente del Tribunale di Vicenza, Alberto Rizzo, a una amara riflessione. "Purtroppo non possiamo pensare a misure cautelare permanenti - osserva - il sistema deve dare una risposta di ampio respiro e che coinvolga diversi interlocutori, l'autorità giudiziaria, il coordinamento dei prefetti, l'autorità di pubblica sicurezza, le forze di Polizia, i comuni e i servizi sociali". Dunque, per Rizzo, "pensare che sia l'autorità giudiziaria, da sola, a neutralizzare il rischio è una illusione". 

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