Il centro storico di Varsavia, Polonia
Il centro storico di Varsavia, Polonia

Roma, 2 luglio 2020 - L'Italia perde circa 8 miliardi di dollari l'anno per il dumping fiscale in Ue. A lanciare l'allarme è il presidente dell'autorità Antitrust, Roberto Rustichelli, durante un'audizione in commissione XIV alla Camera.  

"Alcune ricerche stimano che, a causa della concorrenza fiscale sleale a livello europeo, il fisco italiano perde la possibilità di tassare oltre 23 miliardi di dollari di profitti: 11 miliardi di profitti vengono spostati in Lussemburgo, oltre 6 miliardi in Irlanda, 3,5 miliardi in Olanda e oltre 2 miliardi in Belgio . Ciò comporta un danno per l'Italia che può essere stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l'anno". 

Rustichelli ha anche ricordato che va considerato che, mentre "in Italia il 28,7% del costo del lavoro è dovuto al versamento di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e ad altri costi (ad esempio, per la formazione), la percentuale di tali oneri ulteriori scende al 18,4% in Polonia".

"Paesi come l'Irlanda, l'Olanda e il Lussemburgo sono veri e propri paradisi fiscali nell'area euro, che attuano pratiche fiscali aggressive che danneggiano le economie degli altri Stati membri e che, anche grazie a queste pratiche, registrano elevatissimi tassi di crescita. Ne è prova la circostanza che nell'ultimo quinquennio il PIL italiano è cresciuto solo del 5%, mentre il PIL dell'Irlanda è cresciuto del 60%, quello del Lussemburgo del 17% e quello dell'Olanda del 12%", ha illustrato alla Camera Rustichelli. "L'attuale quadro normativo dell'Unione europea determina una disparità di condizioni concorrenziali nel mercato tra Stati membri e operatori, in quanto, da un lato, favorisce il dumping fiscale e contributivo tra paesi e, dall'altro, è inadeguato a garantire una tassazione efficace ed equa dell'economia digitale".

"Tale vuoto normativo rende possibile ad alcuni Stati membri di porre in essere pratiche di dumping fiscale e contributivo, che possono minare le fondamenta della stessa costruzione europea". Il presidente dell'autorità Antitrust ha proseguito: "I problemi della concorrenza fiscale sleale sono sempre più al centro del dibattito economico e politico nell'Unione europea. L'esperienza, unica nella storia del nostro continente, di un'unione monetaria accompagnata da una crescente integrazione dei mercati reali e finanziari è sempre più incrinata dall'assenza di stringenti regole comuni fiscali e contributive". 

"Non si può tacere che Irlanda, Olanda e Lussemburgo raccolgono circa 270 miliardi di dollari di profitti" sviati, "e che tali paradisi fiscali non si fanno neppure carico, non avendo sul proprio territorio gli opifici industriali delle società che hanno ivi spostato la propria sede fiscale, dei costi degli ammortizzatori sociali". Rustichelli ha quindi voluto sottolineare che il fenomeno del dumping sociale e contributivo "assume un ulteriore risvolto problematico nel caso dei Paesi che affiancano a tali pratiche fiscali sleali la pretesa di uno stretto rigore di bilancio da Paesi dai quali drenano risorse".