L’imprenditore farmaceutico, Antonio Di Fazio, 50 anni
L’imprenditore farmaceutico, Antonio Di Fazio, 50 anni
Barbablù aveva un metodo e forse qualcuno che lo aiutava. E ora il sospetto è che la prima volta della cura a base di tranquillanti e violenza sia stata, già dieci anni fa, con la ex moglie di Antonio Di Fazio, l’imprenditore farmaceutico in carcere da venerdì con l’accusa di aver narcotizzato e violentato una 21enne per ore, scattando poi fotografie che sono andate a riempire la sua ’galleria’ di orrori, passata al setaccio dagli investigatori in queste ore. Tra le sue vittime, molte sarebbero studentesse universitarie fuori sede. "Sono stata sequestrata per quattro settimane" ha raccontato una delle ragazze già ascoltate in procura. Verbali con dettagli agghiaccianti, ma tutti con la descrizione dello stesso sistema: l’invito in azienda e a casa, un lussuoso appartamento...

Barbablù aveva un metodo e forse qualcuno che lo aiutava. E ora il sospetto è che la prima volta della cura a base di tranquillanti e violenza sia stata, già dieci anni fa, con la ex moglie di Antonio Di Fazio, l’imprenditore farmaceutico in carcere da venerdì con l’accusa di aver narcotizzato e violentato una 21enne per ore, scattando poi fotografie che sono andate a riempire la sua ’galleria’ di orrori, passata al setaccio dagli investigatori in queste ore. Tra le sue vittime, molte sarebbero studentesse universitarie fuori sede.

"Sono stata sequestrata per quattro settimane" ha raccontato una delle ragazze già ascoltate in procura. Verbali con dettagli agghiaccianti, ma tutti con la descrizione dello stesso sistema: l’invito in azienda e a casa, un lussuoso appartamento nel centro di Milano, l’offerta di uno stage formativo e quelle gocce messe a tradimento nel caffè. Poi, una volta che le giovani perdevano il senso della realtà, gli abusi inflitti e le fotografie scattate a riprova del successo ottenuto con la preda. Due delle ragazze, studentesse alla ricerca di un impiego, hanno spiegato di essere state di fatto sequestrate a lungo. Drogate con le benzodiazepine e tenute perciò in uno stato di soggezione psicologica, chiaramente impaurite da quell’uomo così sicuro di sé che riusciva anche a cancellare i loro ricordi peggiori. Una sarebbe invece riuscita a sfuggire all’aguzzino, ma avrebbe scelto di non denunciare subito quanto successo perché troppo spaventata. Quanto allla 21enne dalla cui denuncia a fine marzo ha preso il via l’inchiesta che ha portato all’arresto di Di Fazio, sarebbe rimasta in balia dell’uomo da un tardo pomeriggio fino a mezzanotte passata.

Gli investigatori stanno raccogliendo riscontri utili a confermare i racconti delle vittime, quasi sempre studentesse universitarie fuori sede, caratteristica che avrebbe permesso a Di Fazio di tenerle nel suo appartamento per giorni senza destare allarmi usando i tranquillanti e in seguito le minacce. Intanto altre tre ragazze sarebbero pronte anche loro a denunciare, e il sospetto è che Barbablù possa non aver fatto tutto da solo, potendo contare forse su una ’rete’ di complici che potrebbero aver aiutato il manager ad avvicinare le ragazze e a selezionarle, prima delle finte offerte di stage e lavoro nell’azienda che Di Fazio amministrava, la Global Farma. Complici che potrebbero anche aver preso parte agli abusi e alle minacce successive. Anche quella che negli atti compare come la sua ’fidanzata’, in realtà per gli inquirenti sarebbe stata solo un’altra vittima del manager.

Intanto, scavando nel suo passato, agli investigatori è venuto il dubbio che il ’metodo Barbablù’ possa essere stato applicato la prima volta da Di Fazio addirittura dieci anni fa nei confronti della ex moglie. Era già emerso che la donna all’epoca lo aveva denunciato per maltrattamenti. Ma ora i pm stanno rivalutando gli atti, anche quelli contenuti nella causa di separazione, tanto che sembrano essersi convinti che il 50enne avesse già cominciato a mettere in atto ai danni della moglie il suo schema di abusi che prevede la narcotizzazione e le violenze. Sarebbero questi gli episodi più datati nel tempo agli atti dell’inchiesta dei carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo.

Data la quantità di immagini che stanno raccogliendo tra quelle a disposizione di Di Fazio, gli inquirenti sono anche convinti che molte altre ragazze potrebbero farsi avanti per parlare. E su altro fronte, stanno approfondendo il ruolo della sorella dell’imprenditore, medico di professione, che potrebbe averlo aiutato a procurarsi i tranquillanti.Tutto ancora da approfondire è invece il passato del manager e il suo stato economico-patrimoniale. Per ora è emerso solo che Di Fazio ha ereditato la sua fortuna imprenditoriale dai genitori e che il suo nome è presente come vittima in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta.