La parola chiave è turismo. La strategia di Draghi si articola intorno all’esigenza di salvare la stagione estiva. Sia sul versante della prudenza che su quello delle riaperture. Uno dopo l’altro, i tasselli del dibattito pubblico trovano il loro posto nel quadro che il premier disegna a Montecitorio: "Il nostro obiettivo è quello di riaprire al più presto il Paese sia ai viaggiatori italiani che a quelli stranieri". Di qui la modifica delle misure in vigore per garantire accessi senza quarantena con la presentazione di un tampone negativo dagli Stati dell’area Schengen. Ma l’obiettivo del presidente del Consiglio è eliminare la quarantena anche per i vaccinati in arrivo dai Paesi del G7, quelli "come Usa, Canada e Giappone", che portano più soldi. Ufficialmente, si parla solo di turismo ma il senso della risposta che Draghi dà nel corso del...

La parola chiave è turismo. La strategia di Draghi si articola intorno all’esigenza di salvare la stagione estiva. Sia sul versante della prudenza che su quello delle riaperture. Uno dopo l’altro, i tasselli del dibattito pubblico trovano il loro posto nel quadro che il premier disegna a Montecitorio: "Il nostro obiettivo è quello di riaprire al più presto il Paese sia ai viaggiatori italiani che a quelli stranieri". Di qui la modifica delle misure in vigore per garantire accessi senza quarantena con la presentazione di un tampone negativo dagli Stati dell’area Schengen. Ma l’obiettivo del presidente del Consiglio è eliminare la quarantena anche per i vaccinati in arrivo dai Paesi del G7, quelli "come Usa, Canada e Giappone", che portano più soldi. Ufficialmente, si parla solo di turismo ma il senso della risposta che Draghi dà nel corso del suo primo question time alla Camera è più complessivo: ai turisti in arrivo non si può certo far trovare un Paese chiuso. Insomma, le sue parole vanno interpretate come impegno a riaprire tutto per l’inizio della stagione turistica. Entro i primi luglio.

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Del resto, anche a questo serve la modifica degli indicatori sulla base dei quali decidere aperture e chiusure. Nel vertice di ieri tra le Regioni e il governo rappresentato dai ministri Gelmini e Speranza l’ipotesi di abbandonare la divisione del Paese in zone colorate non è passata. In compenso, verrà fortemente ridimensionato il ruolo dell’indice di contagio Rt, senza però cancellarlo: "Il modello ha funzionato", il ragionamento del titolare della Salute. Resta il fatto che cambiando i criteri di passaggio da una zona di rischio all’altra andare in rosso o arancione sarà più difficile. Due i cardini attorno ai quali ruoterà il nuovo sistema, ora all’esame degli scienziati: l’Rt ospedaliero – ovvero il numero di ricoveri nei reparti ordinari e nelle terapie intensive – il tasso di incidenza, da calcolare in base a un numero minimo di tamponi effettuati per evitare "furbate". Per certificare la zona bianca, che scatta se ci sono meno di 50 casi Covid per 100mila abitante, ne servono almeno 100; in gialla, tra i 50 e 149, il minimo è 250; in arancione, tra i 150 e i 249 casi, il minimo è 250 tamponi mentre in zona rossa (oltre 250 casi per 100mila abitanti) ne vanno effettuati almeno 500. Il passaggio nella zona rossa avviene anche se il livello di occupazione di area medica e intensiva è maggiore, rispettivamente, del 40% e del 30%, si va invece in area arancione se si superano gli stessi parametri del 30% e del 20%. I nuovi indicatori dovrebbero entrare in vigore "solo" la prossima settimana, ma il segnale è chiaro e non sfugge ai partiti del centrodestra, che raggiungono un accordo sui documenti da votare oggi al Senato dopo il dl Covid. Le mozioni saranno presentate tutte, inclusa quella Lega-Fi, che confluirà in un ordine del giorno comune di tutta la maggioranza.

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Riaperture si, ma con juicio. Draghi coglie l’occasione di una domanda sulla sorte del wedding per confermare la strategia della gradualità: perché il governo "è consapevole della situazione difficile" in cui versa il settore, ma, spiega, dobbiamo evitare "che un giorno di gioia e spensieratezza si trasformi in un potenziale rischio. Ci vuole pazienza". Anche in questo caso non si parla solo di cerimonie nuziali: di qui all’inizio della season bisogna avanzare passo dopo passo a partire dalla questione di bandiera per eccellenza, quella del coprifuoco. Verrà discussa come tutta l’agenda delle riaperture lunedì nella cabina di regia, conferma il premier. In concreto significa che quell’ora in più di strade libere non arriverà prima del weekend, dovendo anche essere convocato il Cdm per varare l’apposito decreto, o più probabilmente lunedì 24 maggio. Poi si procederà a tappe pur se rapide e i fiori d’arancio sbocceranno solo il 15 giugno. Posticipare lo slittamento del coprifuoco permetterà anche di risolvere in partenza l’altro nodo permanente: la ripartenza dei locali al chiuso. Arriverà ai primi di giugno, un po’ più tardi di quel che vorrebbero le Regioni, ma in compenso non sarà limitato al pranzo: porte aperte anche per cena.