di Rosalba Carbutti e Paolo Rosato BOLOGNA Non la vuole più addosso quella polvere, Bologna. La si vede addosso ai superstiti mista a terra e disperazione, nelle istantanee del 2 agosto 1980, quando una bomba neofascista fece 85 morti e 200 feriti alla stazione dei treni, la più grande strage italiana in tempo di pace. Ma la Guardasigilli Marta Cartabia ieri l’ha utilizzata, la parola ‘polvere’, per evocare la metafora di un qualcosa che sta cambiando, su un qualcosa che si sta "diradando". È la luce sulla verità, si spera, visto che il processo sui mandanti della strage sta proseguendo e potrebbe portare a nuove rivelazioni. Per ora...

di Rosalba Carbutti

e Paolo Rosato

BOLOGNA

Non la vuole più addosso quella polvere, Bologna. La si vede addosso ai superstiti mista a terra e disperazione, nelle istantanee del 2 agosto 1980, quando una bomba neofascista fece 85 morti e 200 feriti alla stazione dei treni, la più grande strage italiana in tempo di pace. Ma la Guardasigilli Marta Cartabia ieri l’ha utilizzata, la parola ‘polvere’, per evocare la metafora di un qualcosa che sta cambiando, su un qualcosa che si sta "diradando". È la luce sulla verità, si spera, visto che il processo sui mandanti della strage sta proseguendo e potrebbe portare a nuove rivelazioni. Per ora sono stati storicamente individuati gli esecutori, gli ex Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (ergastolo), ai quali si è aggiunto Luigi Ciavardini (30 anni), tutti condannati in via definitiva, mentre Gilberto Cavallini è stato condannato in primo grado sempre all’ergastolo. Anche l’ex Avanguardia nazionale Paolo Bellini è tuttora a processo, sarebbe il ‘quinto uomo’ dell’orrore secondo l’accusa.

Tornando alle commemorazioni del 41esimo anno, i rappresentanti dello Stato sono stati applauditi con convinzione, segno che la fiducia nelle istituzioni da parte dei bolognesi, dopo anni di grande diffidenza, sta tornando. Dopo la celebrazione statica del 2020, a causa delle restrizioni da Covid, l’anniversario ha visto il ritorno del tradizionale e partecipato corteo dal Comune alla stazione. Nel cortile di Palazzo d’Accursio l’intervento della ministra della Giustizia: "Bologna può contare su di me – le prime parole della Cartabia nel giorno in cui il premier Draghi ha firmato la direttiva per declassificare gli atti di Gladio e della Loggia P2 –. La stazione di Bologna è uno snodo storico". E ha aggiunto: "Dopo 41 anni la polvere della bomba piano piano si sta diradando e lascia vedere nuovi contorni e nuovi profili dell’accaduto. Bologna – ha detto la ministra, citando Francesco Guccini – sa stare in piedi, per quanto colpita". Di questo "va dato merito all’associazione familiari delle vittime, all’impegno della Procura generale di Bologna e di tutti i magistrati" e da parte dell’esecutivo ci sarà "tutto il sostegno necessario". La ministra ha garantito tutte le risorse di personale della giustizia e la digitalizzazione degli atti. Richieste avanzate dall’associazione dei familiari, "e che faccio mie", ha scandito Cartabia. Proprio il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime, Paolo Bolognesi, ha incalzato la stampa nazionale. "Indifferenti rispetto al processo sui mandanti, invece quell’accertamento restituisce dignità all’Italia". Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio: "È stata svelata la matrice neofascista della strage, che colpì al cuore la Repubblica e Bologna. Ci sono ancora ombre da dissipare".

Generosa l’accoglienza riservata dai bolognesi a Giuseppe Conte, presente alla commemorazione del 2 agosto. L’ex premier, che non è salito sul palco per rimanere tra la gente (breve saluto con la Cartabia), tra il corteo col candidato sindaco del centrosinistra, Matteo Lepore, e la stazione ha fatto il pieno di selfie e attestati di stima. Sul 2 agosto: "Tutto il mio aiuto per arrivare alla piena verità".