Se ilfattoquotidiano.it titola "Il M5s si cala le braghe sulla prescrizione" e la responsabile Giustizia di Iv, Lucia Annibali, sibila dicendo "i grillini si fermano al contentino last minute per digerire la loro sonora sconfitta", due indizi fanno quasi una prova cui manca solo il suggello. Il quale arriva subito dopo: i 5 Stelle, dopo aver ‘inchiodato’ per ore, Draghi e la Cartabia, a una (impossibile) mediazione, si accontentano di poco (una norma più severa e rigida sui reati nella Pa): manco si astengono, dentro il cdm, e votano zitti zitti sì. Quando alle 21 il premier, un po’ nervoso, indice...

Se ilfattoquotidiano.it titola "Il M5s si cala le braghe sulla prescrizione" e la responsabile Giustizia di Iv, Lucia Annibali, sibila dicendo "i grillini si fermano al contentino last minute per digerire la loro sonora sconfitta", due indizi fanno quasi una prova cui manca solo il suggello. Il quale arriva subito dopo: i 5 Stelle, dopo aver ‘inchiodato’ per ore, Draghi e la Cartabia, a una (impossibile) mediazione, si accontentano di poco (una norma più severa e rigida sui reati nella Pa): manco si astengono, dentro il cdm, e votano zitti zitti sì. Quando alle 21 il premier, un po’ nervoso, indice finalmente il cdm non vola una mosca.

Draghi chiede se tutti sostengono convintamente il testo della riforma del processo penale scritto dalla Cartabia. Non è un voto formale, ma il premier chiede il sostegno unanime di tutti i partiti su una linea chiara: "Prendere o lasciare".

La giornata era iniziata male, nervosa. Il cdm parte, dopo giorni di trattative, con quasi due ore di ritardo e si era fermato dopo appena mezz’ora. Lo scontro vede da un lato l’M5s e dall’altro FI, spalleggiata da Iv, con il Pd, come al solito, nel mezzo che non sa che pesci pigliare e la Lega che si pone negli inediti panni del mediatore. Salvini spinge i suoi a cercare di "limare il testo", ma più a favore della linea ‘dura’ del M5s sul carcere. I livelli di diapason si alzano, durissimi, tra l’M5s – che chiede tempi più lunghi nei processi per i reati contro la Pa, a partire da corruzione e concussione – e FI che urla il suo malcontento. In particolare, il ministro Brunetta esplode stile tornado, gli animi si accendono e si rischia di far saltare in aria il faticoso compromesso trovato. M5s – che sulla prescrizione, ormai smantellata, rispetto alla ‘sua’ riforma, quella di Bonafede – annuncia di "non voler cedere di un centimetro".

Parole. Infatti, pur se risuonava da giorni, il grido di battaglia del Movimento – "Siamo al governo a determinate condizioni, non possiamo snaturare la legge Bonafede" – era solo pre-tattica. Il ‘lodo Cartabia’ contiene il decorso della prescrizione del reato: si interrompe con la sentenza di I grado, ma poi si interviene sulle fasi processuali, ovvero se non si completa l’appello entro 2 anni (un anno per la Cassazione) muore il processo.

Insomma, uno svuotamento soft della legge Bonafede, che non a caso si sente tradito. Le divisioni interne al M5s esplodono in una riunione che si tiene tra i big del Movimento a pranzo: Bonafede ma anche il capogruppo al Senato Ettore Licheri chiedono di difendere la riforma del governo Conte, astenendosi dal voto in Cdm e chiedendo un rinvio. Ma le parole attribuite a Draghi – "Prendere o lasciare" – risuonano con forza, Di Maio richiama alla responsabilità e si chiude. Draghi e Cartabia regalano il contentino al M5s. La verità è che la prescrizione targata Bonafede esce a pezzi. Tutti lo sanno e persino Di Battista e Travaglio già lo gridano, senza che il M5s dica ‘ah’. Manco l’astensione, come la Lega sul dl Covid. Solo il sì con la testa.

Ettore Maria Colombo