di Giovanni Serafini Una cena al ristorante "Le petit Nice" di Marsiglia, con vista sul mare: Emmanuel Macron e Mario Draghi si sono incontrati ieri sera per una "discussione a tutto tondo" incentrata in particolare sulla crisi in Afghanistan e sul problema del flusso dei migranti. Il presidente francese ha accolto il nostro premier con sorrisi e abbracci calorosi: l’appuntamento, deciso a Ferragosto, ha assunto un’importanza particolare in questo momento di caos internazionale. Europa, rapporti bilaterali Italia-Francia, esercito europeo, Libia, "è stata una conversazione completa", ha commentato Draghi. L’emigrazione, "spina nel fianco, problema mondiale che l’Unione...

di Giovanni Serafini

Una cena al ristorante "Le petit Nice" di Marsiglia, con vista sul mare: Emmanuel Macron e Mario Draghi si sono incontrati ieri sera per una "discussione a tutto tondo" incentrata in particolare sulla crisi in Afghanistan e sul problema del flusso dei migranti. Il presidente francese ha accolto il nostro premier con sorrisi e abbracci calorosi: l’appuntamento, deciso a Ferragosto, ha assunto un’importanza particolare in questo momento di caos internazionale.

Europa, rapporti bilaterali Italia-Francia, esercito europeo, Libia, "è stata una conversazione completa", ha commentato Draghi.

L’emigrazione, "spina nel fianco, problema mondiale che l’Unione europea non riesce a risolvere", è stata l’argomento principale.

La nascita di un vero esercito europeo, primo passo verso una rifondazione dell’Ue, è stato il tema successivo.

Sullo sfondo, il rafforzamento di quell’asse italo-francese di cui tanto si è parlato in passato e che regolarmente si è dissolto in querelles nazionalistiche.

Sulla necessità di accogliere e aiutare i migranti afgani Draghi è stato chiarissimo: "Ci sono stati Paesi che che fin dal primo giorno hanno detto “non vogliamo rifugiati afgani“. Ma come si fa? Non va bene...", ha commentato.

Intanto Roma ha avviato la prima missione diplomatica: nelle prossime ore il ministro degli Esteri Di Maio si recherà in Uzbekistan, Tagikistan, Qatar e Pakistan per "esplorare soluzioni che facilitino l’assistenza umanitaria”. Resta valida l’ipotesi dei corridoi umanitari. “Questo è il momento di aiutare il popolo, nessuno ha ancora una soluzione", ha detto Draghi, convinto che il il G20 sulla crisi afghana si farà con l’aiuto di Macron (c’è chi parla a questo riguardo di "patto marsigliese").

Unici leader sul palcoscenico europeo dopo l’eclissi della Gran Bretagna e l’imminente uscita di Angela Merkel dalla scena politica, Draghi e Macron hanno piena convergenza di vedute sulla necessità di gestire l’accoglienza dei profughi e organizzare gli aiuti umanitari.

I due sono destinati a intendersi, non solo perché si conoscono da tempo e si apprezzano reciprocamente, ma perché non hanno concorrenti sul piano internazionale in materia di autorevolezza e competenza.

Draghi, presidente di turno del G20, e Macron, che a gennaio sarà presidente è stato la settimana scorsa in Iraq e ha incontrato i rappresentanti dei governi chiave del Qatar, dell’Arabia Saudita e dell’Iran, è un alleato fondamentale per l’Italia.

A sua volta Macron confida nell’aiuto di Draghi per la realizzazione dell’obiettivo più importante, quello che potrebbe garantirgli la rielezione all’Eliseo: la nascita di un esercito europeo, di una difesa comune che costituirebbe il primo passo verso la rifondazione dell’Europa. L’asse italo-francese sta diventando una realtà grazie al trinomio Draghi-Macron-Mattarella (la visita a Parigi in luglio del nostro presidente ha segnato "un ulteriore riavvicinamento tra Italia e Francia").

Il momento, vista l’assenza di Germania e Inghilterra, sembra propizio: non dimentichiamo a questo proposito che l’unico vero esercito esistente oggi in Europa è quello francese, dotato dell’arma nucleare e attivo in numerosi punti strategici del mondo.

Il prossimo vertice italo-francese si terrà in Francia nell’ottobre prossimo: e chissà se entro la fine dell’anno non vedrà davvero la luce il “Trattato del Quirinale” destinato a sancire rapporti più stretti fra i due Paesi.