Il premier Mario Draghi, 73 anni, ieri al Museo della Liberazione di via Tasso a Roma per celebrare il 25 Aprile
Il premier Mario Draghi, 73 anni, ieri al Museo della Liberazione di via Tasso a Roma per celebrare il 25 Aprile
di Ettore Maria Colombo "Non tutti noi italiani fummo brava gente. Non scegliere è immorale. No ai revisionismi. Libertà e diritti non sono barattabili con nulla". Il premier Mario Draghi dice le parole che non ti aspetti e, con un solo discorso, spazza via decenni di dibattito – storicamente giustificato, ma politicamente strumentalizzato – sulla guerra civile che insanguinò l’Italia nel biennio 1943-’45 e sulle ragioni e i torti che, secondo una certa vulgata revisionista, andrebbero divisi tra vinti (i fascisti di Salò) e vincitori (i partigiani, ma solo grazie agli angloamericani). È un Mario Draghi che prende posizione in maniera...

di Ettore Maria Colombo

"Non tutti noi italiani fummo brava gente. Non scegliere è immorale. No ai revisionismi. Libertà e diritti non sono barattabili con nulla". Il premier Mario Draghi dice le parole che non ti aspetti e, con un solo discorso, spazza via decenni di dibattito – storicamente giustificato, ma politicamente strumentalizzato – sulla guerra civile che insanguinò l’Italia nel biennio 1943-’45 e sulle ragioni e i torti che, secondo una certa vulgata revisionista, andrebbero divisi tra vinti (i fascisti di Salò) e vincitori (i partigiani, ma solo grazie agli angloamericani).

È un Mario Draghi che prende posizione in maniera netta, inequivocabile, sulla Resistenza, lo fa il 25 aprile e in un luogo altamente simbolico. Il Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, dove partigiani ed ebrei venivano torturati, uccisi. E lo fa ricordando le parole della senatrice "Liliana Segre che ha voluto che la scritta “Indifferenza“ fosse messa all’ingresso del memoriale della Shoah di Milano per ricordarci che, insieme ai partigiani e combattenti per la libertà, vi furono molti che si voltarono dall’altra parte in cui, come dice lei, è più facile far finta di niente".

Il capo dello Stato, ovviamente, non è da meno. Sergio Mattarella prima va all’Altare della Patria per deporre una corona. E già qui tutti ricordano le immagini della presenza in solitaria di Mattarella nel 2020, durante il lockdown, al Milite ignoto. Diversamente da un anno fa, il capo dello Stato è accompagnato dai presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, dal presidente del Consiglio Draghi, dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e dal presidente della Corte costituzionale, Giancarlo Coraggio.

Il presidente della Repubblica chiede, nel suo messaggio alle associazioni combattentistiche, "unità, coesione e riconciliazione per la rinascita" sotto la stella polare della Costituzione. Ieri per ricostruire un Paese ferito, oggi per affrontare la pandemia. Per Mattarella, "ora più che mai è necessario rimanere uniti in uno sforzo congiunto che ci permetta di rendere sempre più forti e riaffermare i valori e gli ideali che sono alla base del nostro vivere civile, quel filo conduttore che, dal Risorgimento alla Resistenza, ha portato alla rinascita dell’Italia".

Poi, però, ecco il fuori programma. Mattarella lascia piazza Venezia e va nel popolare quartiere romano del Quadraro, dove si svolse una delle pagine più tristi e poco ricordate della storia dell’occupazione nazifascista. Mattarella depone una corona di alloro davanti al monumento che ricorda il feroce rastrellamento e la deportazione di molti abitanti del quartiere da parte dei nazisti, operazione diretta da Kappler, che deportò in Germania circa un migliaio di persone, molti dei quali morirono nei campi di sterminio.

Tornando a Draghi, che parla da un altro luogo simbolo, il Museo di Via Tasso, importante anche il suo riferimento all’attualità: "Vediamo crescere il fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili. Il linguaggio d’odio che sfocia spesso nel razzismo e nell’antisemitismo contiene sempre i germi di potenziali azioni violente. Non va tollerato. È una malapianta". Più chiari di così, il premier e il Presidente, non potevano essere.