Abdul Hamid Dbeibah, 62 anni, premier della Libia dal 15 marzo scorso
Abdul Hamid Dbeibah, 62 anni, premier della Libia dal 15 marzo scorso
di Mario Arpino Decisamente, l’aria di primavera fa bene. Ma a beneficiarne in queste ultime settimane è soprattutto la nostra politica estera, che sta assumendo inusitati aspetti di pragmatismo. In verità, attiva lo è sempre stata, ma con un tasso di dispersione cosi elevato che sinora aveva consentito solo risultati di piccolo cabotaggio. In particolare, da qualche tempo vediamo i ministri istituzionalmente gemelli, Esteri e Difesa, muoversi all’unisono e, soprattutto, con linee ben precise per Europa, Nato e vicinato. Il ministro Guerini ha continuato a sottolineare (specie con il...

di Mario Arpino

Decisamente, l’aria di primavera fa bene. Ma a beneficiarne in queste ultime settimane è soprattutto la nostra politica estera, che sta assumendo inusitati aspetti di pragmatismo. In verità, attiva lo è sempre stata, ma con un tasso di dispersione cosi elevato che sinora aveva consentito solo risultati di piccolo cabotaggio. In particolare, da qualche tempo vediamo i ministri istituzionalmente gemelli, Esteri e Difesa, muoversi all’unisono e, soprattutto, con linee ben precise per Europa, Nato e vicinato.

Il ministro Guerini ha continuato a sottolineare (specie con il collega Usa) la necessità di uno sguardo più a Sud, incontrando perfino qualche cenno di assenso. Il ministro Di Maio ha avuto un fruttuoso colloquio con il nuovo Segretario di Stato Usa, ottenendo promessa di supporto sui temi tradizionali. È stato il primo europeo a far visita al premier Abdul Hamid Mohammed Dbeibah. Vi è poi ritornato assieme ai colleghi francese e tedesco, dimostrando che gli europei d’ora in poi su questi temi parleranno con una voce sola, senza contrapposizioni con gli Usa. D’altro canto, ritornare dopo anni di dispetti a una collaborazione con i francesi era ormai indispensabile. La partecipazione comune nel Sahel alla missione Takouba (eliminare dall’area Daesh e al-Qaeda) è stato l’elemento dirimente, anche se potrebbe forse costarci più del previsto. La volontà espressa dal premier libico di liberarsi dei mercenari stranieri e di regolarizzare nell’esercito le milizie ha fatto il resto, ha orientato a favore un possibile sostegno esterno statunitense, sinora latitante.

Non è escluso che anche la pubblicità alla “spy story” italiana faccia parte del disegno, come messaggio di posizione a Russia e Stati Uniti. Con queste premesse, la strada alla visita del presidente Draghi, da sempre impregnato di sano spirito pragmatico, appare spianata. "Faremo quello che serve", aveva detto in Europa. Qui, nell’intervento in Parlamento, ha indicato così la linea del governo: "È abbastanza chiaro che l’Italia difende in Libia, nel Mediterraneo e un po’ dovunque, i propri interessi nazionali e la cooperazione. Se vi fossero interessi contrapposti, l’Italia non dovrebbe avere alcun dubbio: deve difendere i propri interessi". Rispondendo a chi gli ricordava il gioco ambiguo dei francesi, aveva risposto che "…l’Italia non deve avere timori reverenziali verso nessun partner, chiunque esso sia". Se questi, a quanto ci consta, sono davvero i propositi, la prima visita di un capo di governo occidentale al nuovo governo libico (alle elezioni in dicembre) si apre sotto i migliori auspici. C’è il supporto degli Stati Uniti, non manca una nuova positività con la Francia, il premier Dbeibah ha già espresso simpatia e i libici, forse, ci vogliono ancora bene.

Per noi potrebbe davvero riaprirsi tutto quel mondo amico che la spregiudicata iniziativa del 2011, quando qualcuno ci aveva obbligato a bombardare i nostri stessi interessi, ci ha di fatto precluso per anni.