Raffaele Marmo A questo punto, la seconda domanda-chiave diventa: quando e come big e sherpa, prime e seconde file, usciranno alla scoperto dal gioco di ombre e di specchi dentro il quale si sta giocando la partita del Quirinale? Lo faranno in tempo per evitare che il Paese, nel pieno di una pandemia tornata a dettare legge, assista a uno sconcertante spettacolo di opposti...

Raffaele

Marmo

A questo punto, la seconda domanda-chiave diventa: quando e come big e sherpa, prime e seconde file, usciranno alla scoperto dal gioco di ombre e di specchi dentro il quale si sta giocando la partita del Quirinale? Lo faranno in tempo per evitare che il Paese, nel pieno di una pandemia tornata a dettare legge, assista a uno sconcertante spettacolo di opposti egoismi e di ambigui estremismi, con una lacerazione dell’unità nazionale che, comunque finisca, lascerebbe montagne di macerie?

Non sappiamo come finirà, ma più di un segnale indica come taluni leader, anche in guerra tra loro o su fronti opposti, si stiano rendendo conto che la posta in gioco è esattamente quella indicata da Draghi e che, anzi, sia proprio l’attuale premier, almeno in partenza, il candidato che può essere eletto, con più probabilità, tra il primo e il terzo scrutinio.

Il riferimento è a Enrico Letta che ha ripetuto recentemente l’avviso del premier, con la richiesta di un accordo solido anche per il governo di fine legislatura. Una prospettiva che, con buona pace di Massimo D’Alema, va bene ugualmente a Roberto Speranza. Ma anche Matteo Renzi, con qualche resistenza, sembra muoversi in questa direzione. E di sicuro sono convinti della stessa tesi due "registi", in sintonia tra loro, di questa stagione, come Luigi Di Maio e Giancarlo Giorgetti. Così come lo sono in tanti dentro Forza Italia. Il problema (e sarà questo il passaggio cruciale fino al 24) è riuscire a compattare i divisi, scompaginati, rissosi e riottosi gruppi parlamentari sul nome di Draghi e sul "dopo". Ma se questo accadrà in tempo, c’è da stare certi che Silvio Berlusconi (con il sicuro viatico di Gianni Letta) sarà della partita e, anzi, metterà il peso dei suoi voti sul piatto di Draghi. In caso contrario, il Cav. non rinuncerà a correre e solo la richiamata in extremis di Sergio Mattarella potrà, forse, fargli cambiare idea.