Controlli delle forze dell'ordine
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Una decisione ancora non c’è e, quasi certamente, non arriverà prima di venerdì. Il Comitato tecnico scientifico preme per un inasprimento delle misure varate il 6 marzo già a partire dal prossimo weekend, ma i dati per una volta, tirano in direzione opposta. È vero che i nuovi contagi toccano quasi quota ventimila però il numero dei tamponi effettuati è praticamente il doppio di ieri. È in questo quadro chiaroscuro – aumentano decessi e ricoveri in terapia intensiva – che gli esperti confermano la linea dura per tenere a bada la terza ondata e le varianti del virus, facendosi scudo anche di una campagna vaccinale che stenta a decollare ma che, dicono, "va rafforzata ed estesa al maggior numero di persone possibile". Dopo una riunione di tre ore, fanno planare...

Una decisione ancora non c’è e, quasi certamente, non arriverà prima di venerdì. Il Comitato tecnico scientifico preme per un inasprimento delle misure varate il 6 marzo già a partire dal prossimo weekend, ma i dati per una volta, tirano in direzione opposta. È vero che i nuovi contagi toccano quasi quota ventimila però il numero dei tamponi effettuati è praticamente il doppio di ieri. È in questo quadro chiaroscuro – aumentano decessi e ricoveri in terapia intensiva – che gli esperti confermano la linea dura per tenere a bada la terza ondata e le varianti del virus, facendosi scudo anche di una campagna vaccinale che stenta a decollare ma che, dicono, "va rafforzata ed estesa al maggior numero di persone possibile". Dopo una riunione di tre ore, fanno planare sul tavolo del governo un documento in cui suggeriscono zone rosse più rigide (modello Codogno) con la facoltà di uscire di casa solo per "comprovate esigenze", rendendo il passaggio automatico per i territori dove l’incidenza supera i 250 casi settimanali ogni 100mila abitanti in 7 giorni, togliendo ogni discrezionalità ai governatori.

Chiedono poi di stringere le regole in ogni zona "colorata" tanto da prevedere una limitazione dei movimenti anche nelle regioni gialle. Soprattutto, spingono per le chiusure nei weekend "almeno fino a Pasqua" in tutta Italia, sul modello adottato a Natale, per riprendere il tracciamento in virtù della riduzione dell’incidenza del virus. Esclusa, invece, l’ipotesi di un lockdown generalizzato – che peraltro dall’esecutivo fanno sapere di non aver "mai preso in considerazione" – con grande sollievo di un pezzo di maggioranza. "Si tratta di indicazioni avanzate già a partire da gennaio ma sempre ignorate", ci tiene a precisare il Cts.

Ora la palla passa a Palazzo Chigi. Spetterà a Draghi e ai suoi ministri valutare queste proposte e quindi le eventuali misure da mettere in campo e da portare all’attenzione delle regioni. Prima di arrivare a dama, si attenderà con ogni probabilità venerdì, quando arriverà il report settimanale della cabina di regia per esaminare la curva dei contagi e capire la necessità o meno di misure draconiane. Se la richiesta di andare in rosso diretto con un alto numero di casi è accettata da tutti, sul resto la coalizione di governo è divisa tra "aperturisti" e "rigoristi".

Il titolare della Salute, Speranza, preme per l’accoglimento dei suggerimenti del Comitato: bocciata l’idea di anticipare il coprifuoco, perché potrebbe causare più danni che vantaggi se costringono le persone ad accalcarsi alle 18 al supermercato che blinda le porte mezz’ora dopo, al dicastero insistono non solo per mantenere serrati i portoni delle scuole ove l’incidenza dei casi è di 250 ogni 100mila abitanti ma pure per limitare il più possibile i movimenti nelle aree gialle, anche a costo di valutare l’opportunità di chiudere grandi magazzini e centri commerciali durante la settimana. Soprattutto, ritengono sia necessaria la serrata nei weekend in ogni zona d’Italia, a prescindere dal colore. Con i bar e i ristoranti (sarebbe consentito solo l’asporto e il divieto di consumare all’aperto e nell’adiacenze dei locali) dovrebbero tirar giù la saracinesca le attività commerciali non essenziali. Una misura che più di un dubbio crea nella Lega, anche nella variante light che prevederebbe la "serrata" solo nell’ultimo fine settimana di marzo e durante il ponte pasquale.

A tagliare la testa al toro, notano alla Salute, potrebbe essere la realtà: tra il 13 e il 14 marzo potrebbero passare in rosso Lombardia, Piemonte, Marche ed Emilia-Romagna mentre Lazio e Puglia potrebbero finire in arancione. Ciò significa che da lunedì prossimo misure restrittive ampie coprirebbero una fetta importante del territorio. Dunque discutere di un giro di vite nel weekend sarebbe solo un esercizio di stile.

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