È stata l’incidenza, sempre più oppressiva, della variante inglese a convincere il governo della necessità di chiudere nuovamente le scuole, seppur lasciando ai governatori la decisioni finale sul da farsi in zona arancione e gialla. Ma mentre la ministra per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, ha promesso "supporti per le famiglie nel prossimo Dl ristori" e nelle piazze cresce la protesta dei genitrori no- Dad. E anche dei sindaci, per bocca del presidente dell’Anci, il primo cittadino di Bari, Antonio Decaro. "Scuole chiuse ma movida libera – attacca –. Il nuovo Dpcm sembra dire esattamente questo. Con una mano si chiudono le scuole e con l’altra si elimina il divieto di asporto per tutti dopo le 18, favorendo così di fatto gli assembramenti nei luoghi della movida e nei...

È stata l’incidenza, sempre più oppressiva, della variante inglese a convincere il governo della necessità di chiudere nuovamente le scuole, seppur lasciando ai governatori la decisioni finale sul da farsi in zona arancione e gialla. Ma mentre la ministra per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, ha promesso "supporti per le famiglie nel prossimo Dl ristori" e nelle piazze cresce la protesta dei genitrori no- Dad. E anche dei sindaci, per bocca del presidente dell’Anci, il primo cittadino di Bari, Antonio Decaro. "Scuole chiuse ma movida libera – attacca –. Il nuovo Dpcm sembra dire esattamente questo. Con una mano si chiudono le scuole e con l’altra si elimina il divieto di asporto per tutti dopo le 18, favorendo così di fatto gli assembramenti nei luoghi della movida e nei pressi di bar e locali frequentati per lo più dai ragazzi".

Il bollettino Covid di oggi 3 marzo

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Dal canto loro, anche i governatori, durante l’incontro con il governo, avrebbero sollevato obiezioni sul tema.

Con in testa il presidente della Puglia, Michele Emiliano, che avrebbe chiesto al governo di prendersi la responsabilità delle chiusure scolastiche. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, invece, avrebbe contestato il parametro dei casi per abitante, mentre il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, avrebbe evidenziato la necessità di prevedere un bonus per le famiglie che lavorano e avranno i bambini a casa. Dalla Campania sarebbero state segnalate criticità sulla formulazione dell’articolo.

Questioni che, tuttavia, poco tolgono alla sostanza; la Dad torna ad essere la padrona delle giornate di chi vive in zona rossa, ma anche in arancione o gialla in caso di contagi rilevanti. Una ’flessibilità’ regionale che è entrata nel mirino del Movimento per la cooperazione educativa (Mce). Dice la presidente, Anna D’Auria: "Abbiamo sempre sostenuto, sin dal primo lokdown, che la scuola è in presenza, la Dad è una soluzione emergenziale, ma è assenza di scuola".

Detto questo, di fronte alla situazione attuale "tenendo conto che non è mai stato uno studio sull’incidenza specifica della scuola sul contagio, quello che sappiamo è che attualmente la chiusura è da fare. Ma per chiudere – precisa – occorre un criterio univoco su tutto il territorio nazionale, il sistema va mantenuto unitario riducendo al minimo la flessibilità affidata alle Regioni".

Lasciare ai presidenti di regione la facoltà di chiudere quando si raggiungono i 250 casi positivi ogni 100mila abitanti per settimana lascia perplessi. Per molteplici motivi ma - soprattutto - perché acutizza le differenze didattiche sul territorio nazionale. E sale la protesta. Lo conferma Costanza Margiotta, presidente di Priorità alla scuola: "Oggi abbiamo lanciato la raccolta di firme da parte di migliaia di persone, nonni, studenti, cittadini, docenti, genitori che con un cartello hanno voluto dimostrare la loro disperazione per l’ennesimo sacrificio della scuola. Il nuovo governo, in modo peggiore del passato, ha scelto di non dare priorità alla scuola che è sempre all’ultimo posto. il ministro Bianchi ha detto che è sempre rimasta aperta ma ci sono fior di studi che dimostrano i danni della didattica a distanza. Si fa pagare ai più giovani, a quelli a cui nessuno garantisce i diritti. E si lascia ancora margine agli enti locali di fare della scuola quello che vogliono; saremo costretti a protestare fino al 26 marzo per fare si che i soldi del Recovery servano a ridare dignità alla scuola; sarà un mese di lotte e di ricorsi ai tribunali".

In ultimo, la questione dei vaccini agli insegnanti. "Risultano meno di 170 mila i lavoratori della scuola vaccinati, a fronte di oltre un milione complessivi. Poco più del 15% di vaccinati – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è una percentuale davvero troppo ridotta".