La dottoressa Adelina Laprovitera
La dottoressa Adelina Laprovitera

Napoli, 23 agosto 2019 - Una dottoressa, chirurgo all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, aggredita, nella notte tra martedì e mercoledì, dai familiari di un paziente. Adelina Laprovitera, 52 anni, calabrese di Praia a Mare, era intervenuta nel pronto soccorso per una ‘consulenza’ su un giovane sul quale era stata praticata una sutura per una ferita abbastanza estesa. Quando ha chiesto ai quattro parenti del ragazzo di lasciare la stanza in cui stava visitando, si è scatenato il putiferio: prima hanno inveito contro di lei, pretendendo di restare, poi sono passati a vie di fatto, colpendo ripetutamente Laprovitera al volto con schiaffi e pugni. "L’aggressione di questa notte è un gesto vile e indegno. Ho già garantito alla dottoressa Laprovitera che l’azienda è e sarà al suo fianco anche in tribunale", dice il direttore generale dell’ASL Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva. Il Quotidiano Nazionale ha sentito la dottoressa Laprovitera all’uscita dell’Ospedale del Mare, il nuovissimo nosocomio di Napoli dove si era appena sottoposta a una visita specialistica.

Come sta?

"Ho una frattura delle ossa del naso, per fortuna non vanno operate, ma con l’aggravante di un’altra piccola frattura al maxillo-facciale e di una lesione parziale di due denti di cui non mi ero neppure accorta perché il dolore aveva fatto sparire anche la fame e non avevo neppure mangiato. Tutto guaribile in trenta giorni, anche se alla fine mi toccherà sedermi sulla sedia del dentista".

Ci racconta quello che è successo?

"Sono stata chiamata per una ‘consulenza’ su giovane paziente, già ricoverato e trattato chirurgicamente al fine di controllare perché avesse dolore. Ho chiesto ai familiari di accomodarsi fuori dalla stanza in cui stavo intervenendo. Loro hanno preteso di rimanere sostenendo che c’era una disposizione in tal senso della direzione sanitaria e si sono sentiti perciò in diritto di minacciarmi e anche di picchiarmi".

Chi l’ha aggredita?

"La madre del ragazzo, ma sono stata anche ingiuriata da altri che le stavano intorno".

Qual è ora il suo stato d’animo?

"Sono schifata per quello che è successo. Ma io vivo per il mio lavoro e lo amo, e queste cose non mi intimoriscono. Io sono un’impavida, una ‘braveheart’. Qualcuno può pensare che sono un po’ pazza, ma va bene così".

Tante aggressioni ai medici ospedalieri: a cosa si deve questo tiro al bersaglio?

"Molti vedono l’ospedale come un posto di villeggiatura: si ricovera un paziente e tutti i suoi parenti vengono a ‘soggiornare’ come se fossero le spiagge di Praia a Mare o il lungomare di via Caracciolo. Non si considera che l’ammalato ha bisogno di tranquillità e deve essere gestito da personale non stressato".

Cosa bisogna fare?

"Sono sempre stata favorevolissima al ripristino dei drappelli di polizia negli ospedali. Ma bisognerebbe anche far cambiare la mentalità a tante persone, anche del mio settore, che si sono rassegnate".

Rassegnate a cosa?

"A visitare gli ammalati come se fossero sulla spiaggia, a vedere la gente che passeggia fuori dai reparti in orari non consentiti, a chiudere gli occhi quando i parenti portano cibi ai ricoverati".

Cosa le dicono i suoi colleghi quando lei fa questi rilievi?

"Guardi, alcuni sono talmente rassegnati che non chiamano più le guardie giurate per mettere fuori gli estranei, ma si limitano a dire: ‘Va bbuo’, questo visitiamolo subito e andiamo via perché non è aria’. Non va bene, né per la nostra professione né per gli ammalati".

Cosa le hanno detto i suoi familiari?

"Mia madre mi ha fatto una videochiamata e si è messa a piangere perché mi ha visto mogia, non battagliera come al solito".

Cosa farà dopo questa brutta vicenda?

"Continuerò a fare il chirurgo, chiedendo agli altri quel rigore che io pretendo ogni giorno da me stessa".