di Antonio Troise Rallenta l’azienda Italia. Ed è davvero una brutta sorpresa dopo nove mesi di crescita praticamente ininterrotta. A ottobre è tornato il segno negativo per la produzione industriale, un rallentamento dello 0,6% rispetto al mese precedente. Nulla di drammatico, per carità. La nota dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), diffusa ieri, fa notare che resta comunque positivo il confronto con il febbraio 2020, l’ultimo mese prima della pandemia (+0,7%). E, se guardiamo alla media dell’ultimo trimestre, agosto-ottobre, il dato resta in ogni caso positivo, con una crescita dello 0,6% rispetto al periodo precedente. Inoltre,...

di Antonio Troise

Rallenta l’azienda Italia. Ed è davvero una brutta sorpresa dopo nove mesi di crescita praticamente ininterrotta. A ottobre è tornato il segno negativo per la produzione industriale, un rallentamento dello 0,6% rispetto al mese precedente. Nulla di drammatico, per carità. La nota dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), diffusa ieri, fa notare che resta comunque positivo il confronto con il febbraio 2020, l’ultimo mese prima della pandemia (+0,7%).

E, se guardiamo alla media dell’ultimo trimestre, agosto-ottobre, il dato resta in ogni caso positivo, con una crescita dello 0,6% rispetto al periodo precedente. Inoltre, per quanto riguarda il prodotto interno lordo, il dato dell’industria non dovrebbe far ritoccare al ribasso la maxi-ripresa prevista quest’anno, abbondantemente superiore al 6% e, in ogni caso, più forte della media europea.

Ma analizzando meglio il dato i motivi di preoccupazione purtroppo non mancano. Prima di tutto perché la frenata è stata decisamente condizionata dal forte dei calo dei beni al consumo e per quelli intermedi (rispettivamente -0,8 e -0,9%). Un’inversione del trend dettata dal forte aumento dei costi delle materie prime, dal ritorno dell’inflazione e, soprattutto, dal caro-bollette che ha sicuramente impoverito i portafogli delle famiglie italiane.

Non a caso, la battuta d’arresto della produzione industriale, ha già messo in allarme le associazioni dei consumatori, che parlano esplicitamente di dati "pessimi". "Purtroppo dopo i buoni risultati dei mesi precedenti – spiega Massimiliano Dono, presidente dell’Unione nazionale consumatori – si torna in territorio negativo rispetto ai valori che registravamo nel periodo pre-pandemia". Un segnale preoccupante, gli fa eco il numero uno del Codacons, Carlo Rienzi, "anche perché l’industria italiana dovrà fare i conti con l’allarme bollette scattato ad ottobre, la crisi delle materie prime e l’aumento dei prezzi al dettaglio registrato a novembre".

Il rischio è che il comparto industriale "continui a registrare una frenata anche nei prossimi mesi, per effetto dei minori consumi delle famiglie italiane che potrebbero infatti decidere di tagliare la spesa per fare fronte ai rincari". Uno scenario condiviso anche dall’osservatorio della Confcommercio, altra organizzazione sorpresa dalla frenata: "Al netto della componente energetica, il calo è stato molto significativo e ha coinvolto in maniera diffusa i diversi settori".

Il problema, ora, è capire che cosa succederà nei prossimi mesi. E, soprattutto, se la produzione industriale avrà ripercussioni sulle previsioni del crescita dell’anno prossimo. Il primo effetto, molto probabilmente, si avvertirà già sulle dinamiche dell’economia dell’ultimo quadrimestre di quest’anno, con un "Pil poco più che stagnante su base congiunturale", spiega Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo. "L’incertezza resta elevata e i rischi di un ribasso potrebbero allungarsi fino al primo trimestre del 2022. Tuttavia – aggiunge l’esperto – l’Italia è al momento meglio posizionata di altri Paesi europei nel fronteggiare i rischi di una quarta ondata pandemia e dell’impatto dei colli di bottiglia nelle catene produttive mondiali, pur essendo più esposta dal punto di vista energetico".