Nicola Zingaretti, 55 anni, è il segretario dei democratici dal marzo del 2019
Nicola Zingaretti, 55 anni, è il segretario dei democratici dal marzo del 2019
di Ettore Maria Colombo Coinvolgere Conte dentro il governo Draghi e ’recuperare’ il Movimento 5 Stelle alla ‘dura necessità’ di appoggiare un governo che, gratta gratta, non solo l’ala di Di Battista, ma anche il sentiment del mondo pentastellato di base, come la sua dirigenza ‘casaleggiana’ non vuol vedere e far nascere. Questo è "l’alto compito" che il Pd si è dato da ieri e che tutti i suoi big (Zingaretti in testa, Orlando e Bettini a ruota, ma anche Franceschini e Guerini) stanno perseguendo, parlando e cercando di far ragionare i ministri con i loro ormai ex colleghi di governo, i capigruppo con i...

di Ettore Maria Colombo

Coinvolgere Conte dentro il governo Draghi e ’recuperare’ il Movimento 5 Stelle alla ‘dura necessità’ di appoggiare un governo che, gratta gratta, non solo l’ala di Di Battista, ma anche il sentiment del mondo pentastellato di base, come la sua dirigenza ‘casaleggiana’ non vuol vedere e far nascere.

Questo è "l’alto compito" che il Pd si è dato da ieri e che tutti i suoi big (Zingaretti in testa, Orlando e Bettini a ruota, ma anche Franceschini e Guerini) stanno perseguendo, parlando e cercando di far ragionare i ministri con i loro ormai ex colleghi di governo, i capigruppo con i loro pari grado, i peones con i peones. Insomma, un intero partito, che in Parlamento conta, ormai, per l’11% dei voti e dei parlamentari (il 18% delle elezioni va depurato dalla doppia scissione di Italia Viva e Azione), ma che resta pur sempre "il partito del Colle", nel senso del Quirinale, le sta provando tutte per convincere i pentastellati ad appoggiare il governo guidato da Draghi. "Le stiamo provando tutte, con loro. Ma non è facile…", è però il commento che veniva fuori, ieri notte, dalla riunione fiume e congiunta che ha visto Pd-M5s-LeU incontrarsi. Il guaio è che i tre partiti vanno d’amore e d’accordo solo sulle prospettive future. Da questo punto di vista, infatti, il Pd riproporrà, da qui fino alla notte dei tempi, una alleanza organica che, con Conte candidato, dovrebbe sfidare il centrodestra alle elezioni, pensando persino di vincerle. Questo il sogno di Bettini e Orlando. Il problema, però, è l’appoggio "pieno e convinto" che il Pd sta cercando di strappare ai 5 Stelle a favore di Draghi. "I numeri sono i numeri e Renzi con il suo bluff da pokerista fallito non ha capito che senza quelli, in Parlamento, va a sbattere anche uno come Draghi" spiega ai suoi un big dem. "Quindi, o ci sono i 5 Stelle o andiamo a casa tutti; solo che, sia Mattarella che Draghi, ci fanno una figura pessima e il Paese finisce nel caos, oltre che nel burrone delle elezioni anticipate". Il giudizio del Pd è che, dunque, serva un governo politico e non tecnico, nel quale ‘devono’ entrare sia i big M5s che i loro, i dem. I ministri più in predicato per il nuovo esecutivo sono ripartiti per aree interne: Orlando per la maggioranza, Franceschini per Area dem e Guerini per Base riformista.

L’appello, dunque, è rivolto, da tutto il Pd, ai 5 Stelle. Come spiegano ai loro privati interlocutori ben due ministri dem (Dario Franceschini, che ha lanciato un appello via Huffington Post, e Lorenzo Guerini, ministro alla Difesa leader di Base riformista, che conta 20 deputati e 32 senatori) "senza i 5Stelle non c’è il governo Draghi. Quindi, ci dobbiamo appellare a loro". Il messaggio che arriva, dunque, è questo, dal Nazareno come dagli altri: "Chi, come Pd e M5s ha sostenuto il governo Conte deve entrare anche nel governo Draghi, sostenerne lo sforzo suo e anche e soprattutto quello del presidente della Repubblica, altrimenti ci faranno, loro per primi, una pessima figura, e il Paese andrebbe a rotoli. E il centrodestra vincerebbe le elezioni".