Monica Peruzzi Una levata di scudi come non se ne vedevano da tempo, quella a sostegno di Giorgia Meloni, dopo l’articolo del Fatto. Per chi non avesse chiaro quanto è accaduto, lo riassumo così: si invocava "l’intervento del Comitato di Liberazione Nazionale con lo schioppo" per fermare il suo partito. Non è passato molto tempo e il parlamento e il governo hanno manifestato la propria solidarietà alla leader di...

Monica

Peruzzi

Una levata di scudi come non se ne vedevano da tempo, quella a sostegno di Giorgia Meloni, dopo l’articolo del Fatto. Per chi non avesse chiaro quanto è accaduto, lo riassumo così: si invocava "l’intervento del Comitato di Liberazione Nazionale con lo schioppo" per fermare il suo partito. Non è passato molto tempo e il parlamento e il governo hanno manifestato la propria solidarietà alla leader di Fratelli d’Italia. Un bel segnale, testimonianza che le distanze possono essere abissali, in politica, ma esiste la consapevolezza che non sarà con l’odio che ricostruiremo un Paese alle prese con le drammatiche conseguenze del virus. Una presa di posizione che non è dettata dalla necessità di sentirsi a tutti i costi politicamente corretti, ma dalla presa di coscienza dei danni prodotti dal linguaggio dell’odio. È un sistema che va respinto soprattutto quando nel mirino, come in questo caso, finisce una donna: tra l’altro l’unica leader di partito in Italia, nel deserto in cui versano politica e istituzioni, dove per esserci bisogna sperare nelle quote rosa. Così, dopo quella chiamata alle armi, arrivata dalle pagine di un quotidiano, chissà che, almeno per noi donne, non sia arrivato il momento di fare un passo avanti e provare a dare vita a una piattaforma programmatica che si concentri su un tema che non può che essere uguale per tutte: la battaglia per i diritti. Una piattaforma che rispecchi quella concordia nazionale cui più volte ha richiamato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: in cui si parli di libertà, in cui scrivere il futuro ritrovandosi, come donne, tutte dalla stessa parte. Non sarà facile, ma da queste colonne vorremmo lanciare una sfida: chiedere alla donne di ogni partito di mettersi insieme per immaginare un percorso comune in cui ritrovarsi, lasciando le divisioni alle questioni esclusivamente politiche e amministrative. Si è fatto con successo in occasione dell’approvazione del codice rosso, potremmo far diventare strutturale questo esempio di collaborazione. C’è da ricostruire un Paese e nessuno, meglio delle donne, sa come rimettere insieme i pezzi.