Dj Fabo, frame tratto dal videoappello a Mattarella (Ansa)
Dj Fabo, frame tratto dal videoappello a Mattarella (Ansa)

Milano, 28 febbraio 2017 - Una lettera aperta per rivendicare "il sacrosanto diritto di morire". E' il testamento morale che Dj Fabo, morto ieri a 40 anni, ha lasciato nelle mani dell'Associazione Luca Coscioni. La stessa che lo ha seguito nel suo calvario e che lo ha accompagnato, nella figura del tesoriere Marco Cappato, a recarsi in Svizzera, per sottoporsi all'eutanasia. "Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora", scrive Fabiano Antoniani nella missiva. Un testo da cui emerge tutta la determinazione, la volontà composta ma sicura di porre fine a un'esistenza straziante: "Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia".

Cappato si autodenuncia. Mentre l'esponente dei Radicali precisa ai carabinieri che "stiamo aiutando altre persone, due in particolare", si è spento oggi Gianni Trez, il pensionato veneziano che ha scelto il suicidio assistito nella stessa struttura svizzera in cui si è lasciato morire Fabo. Trez è spirato a mezzogiorno, aveva 65 anni. 

LA MUSICA, IL MOTOCROSS, L'AMORE - Nel suo ultimo saluto al mondo, Fabo parte dall'inizio, ripercorrendo la sua vita, dai primi passi nel mondo della musica alla piena realizzazione personale, prima del tragico incidente del 2014.  "Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all'età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica. Da sempre lavoratore, appena diplomato da geometra, inizio a lavorare per svariate aziende. Per otto anni lavoro con la mia seconda passione, il motocross, dove mi occupo del reparto commerciale del team supermotard Daverio (durante le competizioni più importanti: mondiale ed italiano) e contemporaneamente lo pratico come sport. Nel 2009, a causa di un incidente durante una gara, sono costretto ad abbandonare il mondo del motocross. Contemporaneamente, in questi anni, mi trasferisco, nei periodi estivi, ad Ibiza per un periodo di studi dove ricomincio a lavorare con la musica più moderna. Forse a causa della magica influenza dell'isola, forse per vocazione, subito mi rendo conto che il mio unico e vero posto è dietro la consolle! E' così che in un momento, ringraziando gli studi di musica del passato, la mia musicalità e le numerose conoscenze di dj set, in poco tempo inizio a suonare un po' ovunque. Mi licenzio da un contratto a tempo indeterminato a Milano, ma ormai capisco che il mio posto è altrove. Per lavoro, passione e amore negli ultimi anni riesco a dividermi tra l'Italia e Goa, dove lavoro e vivo mantenendomi con la musica: scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita (India), capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in India. Mi trasferisco per otto mesi l'anno con la mia fidanzata e riconosco finalmente me stesso, dopo aver indossato numerosi abiti che mi andavano stretti". 

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IL SOGNO CHE SI SPEZZA - All'apice della felicità arriva l'inferno: "Purtroppo, in uno dei rientri in Italia, dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita". Diventa cieco e tetraplegico, immobilizzato su un letto. Così Fabo si descrive: "Giovane adulto sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, forse un po' insicuro quando si tratta di scelte importanti da fare da solo. Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare il dolore sia fisico che mentale. Preferisco stare solo, ora, che non poter vivere come prima. Vivo oggi a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia".

Proprio la compagna, assieme alla madre e ad alcuni amici, ha accompagnato Fabo nella suo ultimo viaggio. "Vorrei che questa notte non finisse mai", scrive Valeria prima dell'addio. E' l'ultima notte di Fabiano. 

VATICANO: SCONFITTA PER LA SOCIETA' - Sulla questione del fine vita torna a far sentire la propria voce il Vaticano tramite Monsignor Vincenzo Paglia che definisce la vicenda di Fabo una "sconfitta per la società". Dice ancora il presidente della Pontificia Accademia per la Vita: "Guardo con grande apprensione e vicinanza a chi dice 'non ce la faccio più', lo comprendo". Ma "mi sdegna la società che non riesce a star vicino, ad aiutare e non riesce a far capire che l'altro è importante, e a farlo sentire utile".

GENTILONI: CONFRONTO DOVEROSO (video) - "Mi sento colpito dalla vicenda come tutti i nostri concittadini", ha commentato il primo ministro Paolo Gentiloni. "Il Governo guarda con rispetto al confronto parlamentare che c'è e credo sia doveroso". Con una precisazione: la legge allo studio riguarda "il testamento biologico, non l'eutanasia". 

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MATTARELLA: NESSUN MALATO SI SENTA DIMENTICATO (video) - E non sembrano casuali le parole pronunciate dal capo dello Stato Sergio Mattarella oggi per la Giornata mondiale delle malattie rare. "Nessun malato, ovunque, deve sentirsi invisibile o dimenticato", afferma il presidente della Repubblica, a cui Fabo si era rivolto in un video appello. "La nostra Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto di ogni persona". Un diritto "pieno, non comprimibile, che attiene alla dignità e alla libertà di ciascuno". Fabiano ha trovato quella dignità e libertà nella morte. 

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