Alle 10,31 del 6 dicembre 1990 i sedici studenti della II A Periti dell’Istituto tecnico commerciale di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, stanno seguendo la lezione di tedesco. All’improvviso si alzano tutti in piedi e si voltano verso la finestra. Nemmeno il tempo di un urlo e un aereo (un Mb 326 Macchi dell’Aeronautica militare, guidato dal sottotenente Bruno Viviani, andato in avaria durante un’esercitazione e abbandonato dal pilota che si era lanciato con il seggiolino eiettabile) si infila proprio da quella finestra. Muoiono 12 studenti: Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana de Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirinzi e Alessandra...

Alle 10,31 del 6 dicembre 1990 i sedici studenti della II A Periti dell’Istituto tecnico commerciale di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, stanno seguendo la lezione di tedesco. All’improvviso si alzano tutti in piedi e si voltano verso la finestra. Nemmeno il tempo di un urlo e un aereo (un Mb 326 Macchi dell’Aeronautica militare, guidato dal sottotenente Bruno Viviani, andato in avaria durante un’esercitazione e abbandonato dal pilota che si era lanciato con il seggiolino eiettabile) si infila proprio da quella finestra. Muoiono 12 studenti: Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana de Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirinzi e Alessandra Venturi. Insieme all’insegnante, Cristina Germani, si salvano Milena Gabusi, Federica Regazzi, Federica Tacconi e Daniele Berti. Altre 90 persone (tra studenti e docenti) riportano fratture e ustioni nel tentativo di sottrarsi alle fiamme e al fumo sprigionati dall’aereo. Padre Benito Fusco, oggi frate dei Servi di Maria, in quel periodo era assessore ai Servizi sociali e alla sanità di Casalecchio.

Padre Fusco, a 30 anni di distanza si può perdonare il comportamento del pilota e dei vertici dell’Aeronautica che finirono sotto processo?

"Si può perdonare la povertà di spirito di chi fu materialmente responsabile di quella tragedia, ma non si può perdonare l’errore, anzi, l’orrore di chi ordinava e poi decise che manovre aeree militari in preparazione della guerra in Iraq, si svolgessero sul cielo a due passi dalla città di Bologna. Per questo non ci sarà mai perdono".

Lei dov’era e cosa fece una volta saputo della strage?

"Quel mattino prestavo servizio di ascolto ai cittadini, quando una telefonata dei vigili urbani ci annunciò: ‘È caduto un aereo‘. Ci fiondammo in quella che era la succursale del Salvemini e, mentre eravamo radunati e sconvolti nel cortile a pochi passi dal luogo della strage, il sindaco Ghino Collina mi fece una richiesta".

Quale?

"Di andare a Medicina legale per accompagnare i genitori a riconoscere i propri ragazzi. Un riconoscimento avvenuto con grande fatica e dolore immenso. Un pianto corale e angosciato rimbombava nel salone. Anch’io avevo il cuore paralizzato dal dolore".

Fu in quei momenti che maturò la sua conversione, l’inizio del suo percorso di fede?

"Ne avevo già viste troppe di cose bastarde e immerse nel sangue. Da lì a poche settimane mollai tutto. La pelle bruciata di quelle undici ragazze e di quel ragazzo del Salvemini mi spingeva lontano, quasi a volermi dire che il senso della vita non si eredita, ma ti salta addosso dal davanti. Quando vuole, o quando vuoi".

Cosa fece?

"Un mese dopo la strage mi dimisi da assessore per seguire l’istinto di una chiamata silenziosa. Un frate Servo di Maria, mio educatore al liceo, mi portò con sé in Amazzonia e nell’ottobre 1991 entrai in accoglienza all’eremo di Ronzano. Nel 1994 ho emesso i miei primi voti. Ora non passa sera senza un saluto a Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra, i dodici ragazzi del Salvemini. E agli altri amici, compagni, persi nel sangue. Mi sento spesso ancora là, con loro".

Domenica prossima, il 6 dicembre, lei sarà a fianco del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, a celebrare la messa per le vittime.

"Da quando sono diventato sacerdote non ho perso una celebrazione. Ai Comuni di Casalecchio, Bologna, Sasso Marconi, Zola Predosa, Monteveglio, i luoghi di nascita di quei ragazzi, dico: rivolgete voi una memoria viva, e spiegate che non si può affidare ad aerei militari e a chi li rappresenta il segno della speranza in un mondo di amicizia e di pace. Meno spese per aerei militari e più spese per la scuola e per una cultura di pace".