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7 giu 2022

Tommy Kuti: "Disoccupati e arrabbiati, 'Afroitaliani' allo sbando"

Il rapper, bresciano di origini nigeriane: io, salvato dalla musica "Potevo diventare un criminale. La politica non fa nulla per integrare gli immigrati"

7 giu 2022
andrea spinelli
Cronaca
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane
Tommy Kuti, 28 anni, rapper e produttore bresciano di origini nigeriane

di Andrea Spinelli

"A me la musica m’ha salvato" ammette Tolulope Olabode Kuti, conosciuto nel mondo del rap come Tommy Kuti. "Se non fosse andata com’è andata, però, anch’io forse mi sarei ritrovato a vivere di lavoretti malpagati crescendo una rabbia repressa capace di spingermi ad andarmene o a mettermi nei guai facendo cose brutte e illegali". Bresciano di origini nigeriane, Kuti ha una laurea in Scienza della comunicazione all’Anglia Ruskin University di Cambridge.

Che idea ha dei fatti sul Garda?

"La disoccupazione giovanile provoca disagio. E il disagio ognuno lo tira fuori come gli viene. D’altronde se i ragazzi a 18 anni non hanno prospettive, magari si portano dentro difficoltà pronte a esplodere".

Quindi?

"A mio avviso, le istituzioni dovrebbero prendersi la responsabilità del disagio giovanile senza deresponsabilizzarsi ogni volta trovando un nemico su cui scaricare i problemi".

Però, in questo caso, disordini e molestie hanno una connotazione chiara.

"Generalizzare è sbagliato. Nell’era della comunicazione social è facile puntare il dito contro un gruppo sociale, basta prendere le immagini che fanno gioco e condividerle. Questo tipo di manipolazione era andato un po’ in vacanza negli ultimi due anni perché il fuoco del dibattito s’era spostato prima sul Covid e poi sulla guerra. Adesso riprende".

Convinto non ci siano specifici colpevoli?

"Sono arrivato a Castiglione delle Stiviere, all’età di due anni e a 14 ho preso la cittadinanza italiana. Lì per lì non ho capito bene il peso della cosa, ma oggi so di essere stato molto fortunato. Diversi miei amici, infatti, pur vivendo qui da sempre sono ancora stranieri. Crescendo attaccato ai media, pure io prima ho avuto paura degli albanesi, poi dei rumeni, poi degli extracomunitari. Ora il nemico 3.0 è il ragazzo di seconda generazione".

È un problema politico?

"In Italia da una parte c’è la sinistra che dice ‘aiutiamoli’ e dall’altra la destra che replica invece ‘mandiamoli via’, ma né l’una né l’altra hanno mai cercato di creare le basi per un inserimento sociale su base economica concreta".

In Inghilterra è diverso?

"Mia cugina che ha quindici anni abita in Gran Bretagna. Oltre a studiare, fa qualche lavoretto e i suoi 100-200 pounds la settimana se li mette in tasca comunque. Da noi, questo non accade, togliendo ai giovani la possibilità di darsi un minimo d’indipendenza economica".

E il rap in questo che ruolo gioca?

"Quando sento dire che la musica è violenta, anch’io mi pongo delle domande. Parlo in particolare della ‘drill’ coi suoi testi brutali e nichilisti. Però non penso che gli artisti creino disagio giovanile, ma lo rappresentino".

Avranno una loro visione.

"In altri Paesi gli artisti, anche molto esposti, non si fanno problemi a dire la loro. Da noi no. Sul Black Lives Matter, ad esempio, s’è espresso un po’ tutto il mondo dell’urban italiano. In tanti hanno messo la loro brava bandiera nera sui social e poi, il giorno dopo, sono tornati a usare nei testi la parola ‘negro’ come se nulla fosse. Triste da dire, ma è così".

 

 

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