Chiara

Di Clemente

Michelle ma belle è una donna speciale: la professionalità della Hunziker la vedono tutti sul piccolo schermo, la bellezza sovrumana ma autentica da eterna ragazza idem, il resto forse no. Dietro le quinte di Sanremo – ad esempio –, quel che colpiva di lei era la sua gentilezza, la sua educazione. Tipo l’unica, tra tutti i vip presentatori e divi vari, che chiedeva permesso quando passava, ringraziava le hostess dell’ascensore se pigiavano il pulsante di chiamata al posto suo, salutava chi faceva le pulizie con lo stesso rispetto e lo stesso sorriso riservato ai dirigenti Rai, anzi forse di più. Normale direte voi, invece eccezionale, in quell’ambiente. Per questo stridono, dette da lei, quelle parole su di sé vittima di body shaming, sul dramma della discriminazione all’incontrario vissuto in quanto ritenuta a inizio carriera troppo bella e di conseguenza secondo eterno cliché per forza stupida. Stridono, queste sue parole, perché Michelle è – al contrario del cliché smentito da anni e anni di lavoro ineccepibile – tanto bella quanto intelligente e sensibile: lamentarsi della "troppa bellezza" e del pregiudizio dell’equazione che scatta automatica bella = oca non è da lei. Giudicare per standard non va mai bene, è sempre e comunque una schifezza. Ma siamo seri e anche realisti: cara Michelle il problema resta uno soltanto: si chiama misoginia.

E vale per le superbelle quanto, e pure peggio, per noi normalissime racchie.