STUDIO SALLY
Casorezzo - Partita da piazza san Giorgio una fiaccolata con le torce elettriche e terminata alla struttura presidio per dire no ai rifiuti inquinnanti nella cava. Oltre al tradizionale falo' anche salamelle e vin brule'
foto Roberto Garavaglia - Studio Sally
STUDIO SALLY Casorezzo - Partita da piazza san Giorgio una fiaccolata con le torce elettriche e terminata alla struttura presidio per dire no ai rifiuti inquinnanti nella cava. Oltre al tradizionale falo' anche salamelle e vin brule' foto Roberto Garavaglia - Studio Sally

Casorezzo (Milano), 19 gennaio 2015 - «C'è chi dice no!». Si sono ritrovati in 400 davanti a quella che doveva diventare una discarica di amianto e che per ora rimarrà soltanto un buco gigantesco in un campo al confine fra Busto Garolfo e Casorezzo. Così gli attivisti, ma anche e soprattutto i semplici cittadini dei due paesi, si sono trovati, torcia elettrica in mano, per una fiaccolata simbolica da piazza San Giorgio fino al presidio fisso per gridare l’ennesimo e forse ultimo “No!” al progetto discarica.

L’appuntamento da sfruttare appieno è stato quello del tradizionale falò di Sant’Antonio spostato proprio in questa zona per polarizzare, se ancora fosse necessario, l’attenzione della cittadinanza. Così la risposta è arrivata immediata, senza politici, senza partiti, senza bandiere. Solo semplici cittadini davanti ad un gigantesco falò, fra salamelle, nutella e vin brulè. Il cavillo legale che per ora ha impedito la discarica di amianto è stata la vicinanza in linea diretta della abitazioni che per la legge deve essere di oltre 500metri, ma che nella realtà scende a 300 metri dal primo abitato.