Pestato e ucciso per un parcheggio. Sotto gli occhi della figlia che lui aveva tentato di difendere dalle grinfie di un branco che accampava diritti inesistenti su un pezzo di strada pubblica. È morto così, ucciso barbaramente, Maurizio Cerrato (foto), 61 anni, dipendente del sito archeologico di Pompei-Oplonti. Una fine assurda, in una delle strade di Torre Annunziata che sbuca su Piazza Cesaro, un tempo salotto buono della città. Sono le 21,30 di lunedì quando Cerrato e...

Pestato e ucciso per un parcheggio. Sotto gli occhi della figlia che lui aveva tentato di difendere dalle grinfie di un branco che accampava diritti inesistenti su un pezzo di strada pubblica. È morto così, ucciso barbaramente, Maurizio Cerrato (foto), 61 anni, dipendente del sito archeologico di Pompei-Oplonti. Una fine assurda, in una delle strade di Torre Annunziata che sbuca su Piazza Cesaro, un tempo salotto buono della città. Sono le 21,30 di lunedì quando Cerrato e la figlia ventenne Maria Adriana, studentessa, arrivano in via IV Novembre. Vogliono comprare una pizza d’asporto. C’è gente, il papà si ferma per ordinare e stare in fila, mentre la ragazza cerca parcheggio. È un’impresa, via IV Novembre è un budello a senso unico, zeppo di auto in sosta. Maria Adriana vede uno spazio libero, tre metri poco prima di un garage. Ma sullo spazio c’è un "segnaposto", una sedia piazzata in bella mostra per riservare il posto. La giovane donna si ferma, sposta la sedia sul marciapiede e accosta. La vendetta scatta appena si allontana per raggiungere il padre, venti metri più giù. Qualcuno infila un coltello nella ruota e la squarcia. Con la coda dell’occhio la studentessa si accorge dell’oltraggio e protesta con veemenza. "Ma che fai, sei fuori di testa?", inveisce, mentre l’uomo si dilegua nell’oscurità di un palazzo. Maurizio sente le grida della figlia e la raggiunge in fretta. Cerca di calmarla, si fa spiegare quanto è successo. "Sono dei fetenti, lascia perdere. Ora cambio la ruota". Tira fuori un cric e un gonfiatore e si mette all’opera, ma dopo due o tre minuti riappare il delinquente. È con quattro persone, tutti della stessa famiglia. "State ancora a parlare, jatevenne", minaccia il branco. La ragazzina reagisce al sopruso, alzando la voce e dando un calcio alla sedia segnaposto. Loro cercano di passare alle vie di fatto, Maurizio si frappone, ma ha la peggio. Cinque contro di lui, lo pestano, gli danno il cric e il gonfiatore in testa. Poi uno tira fuori un coltello e lo pugnala al petto, mentre indifeso e sanguinante si trova sul cofano. "Mo puortatill ‘o spital" (ora, portalo all’ospedale) gridano sadicamente alla figlia, prima di darsi alla fuga. Al pronto soccorso del San Leonardo di Castellammare, Maurizio arriva già cadavere. È subito caccia al branco, vengono sentiti dei testimoni, acquisite immagini delle telecamere di sorveglianza.

Nino Femiani