Anita, la giovane studentessa Torinese davanti alla sua scuola
Anita, la giovane studentessa Torinese davanti alla sua scuola
L’anno scolastico finirà in presenza. Tutti in classe nella scuola dell’infanzia, le elementari e le medie. Capitolo a parte, come al solito, le scuole superiori con percentuali che oscillano, a seconda del colore della zona, dal 50% fino al 100% di presenza. Non ci sarà, dunque, il ritorno in presenza da lunedì prossimo per tutti i ragazzi delle superiori, a dispetto di promesse e annunci del premier Mario Draghi e del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Sindacati, presidi e governatori hanno avuto la meglio nel pressing per ridurre la didattica in presenza nelle superiori e non è detto che alla fine le percentuali...

L’anno scolastico finirà in presenza. Tutti in classe nella scuola dell’infanzia, le elementari e le medie. Capitolo a parte, come al solito, le scuole superiori con percentuali che oscillano, a seconda del colore della zona, dal 50% fino al 100% di presenza. Non ci sarà, dunque, il ritorno in presenza da lunedì prossimo per tutti i ragazzi delle superiori, a dispetto di promesse e annunci del premier Mario Draghi e del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Sindacati, presidi e governatori hanno avuto la meglio nel pressing per ridurre la didattica in presenza nelle superiori e non è detto che alla fine le percentuali non siano anche più basse di quelle della bozza.

Tamponi, aule autobus: un anno di false promesse

A spingere contro la soluzione del 100%, con sindacati e presidi, sono stati i governatori, che sono andati in pressing sul governo, "tecnicamente impraticabile" per due motivi: la capienza dei trasporti pubblici ridotta al 50% per le normative anticovid e i limiti strutturali delle scuole italiane. Ma portato a casa questo rientro più graduale restano molte perplessità sul limite minimo di presenza per le zone arancioni fissato al 60%. Sono queste le novità che dovrebbe prevedere, tranne modifiche dell’ultimo minuto, il nuovo decreto Covid che sarà approvato venerdì. L’obiettivo, ribadisce il ministro dell’Istruzione Bianchi, è "riportare tutti in presenza al 100%" continuando a "lavorare anche e soprattutto in vista di settembre".

Le superiori potranno adottare "forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica" affinché sia garantita in zona rossa la presenza "ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%". In zona gialla e arancione, invece, la didattica in presenza deve essere assicurata "almeno al 60% e fino al 100% degli studenti". Niente deroghe alle Regioni. Ma è il tetto minimo del 60% che desta dubbi tra i governatori. Sono soprattutto le regioni del Sud a manifestare forti perplessità perché il limite minimo viene considerato troppo alta per poter garantire il distanziamento sociale negli spazi scolastici e sui mezzi pubblici.

Nell’incontro di ieri tra governo e Regioni i governatori hanno fatto presente questi nodi, a cominciare da quello dei trasporti, e il presidente del Veneto Zaia ha proposto che la didattica in presenza sia su richiesta delle famiglie. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari De Caro sottolinea che "vogliamo tutti la scuola aperta e un ritorno alla normalità ma il tema di garantire un trasporto pubblico sicuro resta" e siccome "non possiamo incrementare i mezzi all’infinito, l’unica soluzione è scaglionare entrate e uscite. "Siamo in contatto costante con gli Uffici scolastici regionali. Conosciamo le difficoltà" spiega il ministro Bianchi. Intanto a maggio, secondo Agostino Miozzo, consulente del Ministero, si potrà attivare un "sistema di tamponi" per le scuole: nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la circolare sui test salivari. Intanto in vista di settembre la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini propone di istituire "quanto prima un tavolo sul trasporto pubblico locale presso la conferenza unificata con i ministri Giovannini, Bianchi e Lamorgese".