Viviana

Ponchia

Allora ricapitoliamo. Non possiamo andare al cinema, a teatro, allo stadio, in palestra, al ristorante, a prendere l’aperitivo. Rinunciamo ai capricci e alle spese superflue, ai viaggi e al pranzo dalla nonna. Restava un solo corroborante nelle nebbie novembrine, rassicurante come un plaid o sfrenato come l’urlo nella battaglia. Niente, scordiamoci anche quello. Sono entrati in camera da letto, hanno tirato fuori il libretto di istruzioni e qualcuno ha dichiarato il lockdown sotto le lenzuola. Senza tuttavia mettersi d’accordo e chiarire: gli esperti sono divisi fra l’astinenza o il fai da te e il darci dentro con prudenza perché fa bene alla salute.

Noi, tramortiti dall’incertezza, cerchiamo di tradurre l’unico consiglio unanime che ormai si porta su tutto: lavarsi bene le mani. E sterili come chirurghi valutiamo le due opzioni (fermo biologico o disobbedienza) confermando quello che Freud diceva in tempi non sospetti: è impossibile conciliare le esigenze dell’istinto sessuale con quelle della civiltà. Lo scontro ideologico fra esperti insospettisce: di quale civiltà si sta parlando? Pregliasco allerta sul convivente asintomatico e caldeggia l’onanismo, il collega Bassetti invita a considerare il preservativo prima della mascherina. Il livello ormai è questo, più in basso non si può andare. O forse sì appena qualcuno tirerà fuori quella vecchia freddura: il sesso è come il bridge, se non hai un buon partner, meglio che tu abbia una buona mano.