"Basta faide, non dobbiamo spaccarci, se c’è un voto interno si rispetta perché il Movimento 5 Stelle non è un brand, ma un progetto", dice Luigi Di Maio. Però la politica vive anche di simboli. E la domanda di oggi è: ma il simbolo M5s, brand per eccellenza, di chi è? E chi, tra le due nuove fazioni dei 5 Stelle, potrà usarlo? "È una lunga storia – risponde Nicola Biondo, ex capo della comunicazione M5s e autore del libro Il sistema Casaleggio con Marco Canestrari –, ma per farla breve mettiamola così: nel 2017, Beppe Grillo ha dato il simbolo in comodato d’uso all’Associazione M5s di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, con sede a Roma in Via...

"Basta faide, non dobbiamo spaccarci, se c’è un voto interno si rispetta perché il Movimento 5 Stelle non è un brand, ma un progetto", dice Luigi Di Maio. Però la politica vive anche di simboli. E la domanda di oggi è: ma il simbolo M5s, brand per eccellenza, di chi è? E chi, tra le due nuove fazioni dei 5 Stelle, potrà usarlo? "È una lunga storia – risponde Nicola Biondo, ex capo della comunicazione M5s e autore del libro Il sistema Casaleggio con Marco Canestrari –, ma per farla breve mettiamola così: nel 2017, Beppe Grillo ha dato il simbolo in comodato d’uso all’Associazione M5s di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, con sede a Roma in Via Nomentana, presso lo studio legale Ciannavei. Quindi adesso il simbolo è di quei due. Ma c’è una causa in corso, a Genova (l’udienza conclusiva è fissata al 1° luglio 2021, ndr) e bisogna vedere chi vince. La tesi della ‘difesa’ è che il proprietario del simbolo sia ancora Grillo, che lo ha poi ceduto all’Associazione nata del 2012 e di cui lui era componente, la quale lo avrebbe poi dato in comodato all’Associazione del 2017. Ma solo con l’ultima parola dei giudici si saprà chi davvero avrà la possibilità di sfruttare un simbolo che, nel 2018, fece fare il pieno ai 5 Stelle…".

Un caos, ma la questione non è di poco conto. Perché adesso, almeno sul fronte parlamentare, di movimenti grillini ce ne sono due, ma non è detto che poi la "decomposizione dei 5 stelle", come la chiama Biondo, non conosca ulteriori "percolazioni". "Va detta subito una cosa – ci tiene a chiarire Biondo –: quel mondo del partito di maggioranza relativa a 5 Stelle non esiste più. Oggi in campo ci sono due forze contrapposte, quella governista, che fa capo a Luigi Di Maio e dove arriverà anche Giuseppe Conte, poi vedremo in che veste; l’altra ‘trumpista’ di Davide Casaleggio, con Di Battista ad agitare le folle, ma nulla di più".

E Grillo, dove sta? "Grillo sta con il primo partito – risponde – quello post democristiano, di governo, perché il ’garante’ dei 5 Stelle è uomo di potere, ha usato l’antisistema per raggiungere il potere, ora lo vuole gestire e gli serve la maschera opposta. Diciamola così: ci sono convenienze che si sono trovate dalla stessa parte e si salderanno ancora di più se Grillo otterrà garanzie personali su una serie di questioni. A quel punto, il cerino dell’antisistema resterà nelle mani del solo Casaleggio e dei ribelli".

Ma quelli che se ne sono andati hanno davvero voglia di restare ostaggi del sistema Casaleggio e di Rousseau? "Me lo chiedo anche io – risponde Biondo –. Inoltre, mi domando: il sistema imprenditoriale della Casaleggio Associati potrà stare in piedi senza il grosso dei 5 Stelle dietro le spalle?". E questo è uno degli interrogativi che si rincorrono tra Camera e Senato, mentre la scissione è conclamata, le espulsioni tornano a terremotare le file dei parlamentari e si litiga sulla nuova governance a cinque. "Ed è solo l’inizio – conclude Biondo –: Grillo, come tutti i comici, pensa alla battuta che fa ridere, non si chiede se è giusta o sbagliata. E si comporta allo stesso modo con la gestione politica: gli interessa solo raggiungere l’obiettivo e stavolta, credo, lo farà da solo. Con che modalità, poi, lo vedremo, ma i suoi ’ragazzi fantastici’ lo hanno già fregato una volta, non ricapiterà…".