Luigi Di Maio, 34 anni, agli Affari Esteri dal settembre ’19. Nel governo Conte I era ministro allo Sviluppo economico e vicepremier
Luigi Di Maio, 34 anni, agli Affari Esteri dal settembre ’19. Nel governo Conte I era ministro allo Sviluppo economico e vicepremier
di Elena G. Polidori Due giorni. Poi le elezioni saranno inevitabili. Luigi Di Maio, ieri da Lucia Annunziata, ha chiarito che il tempo per il governo è quasi scaduto, ha esortato i ‘responsabili’ o ‘volenterosi’ a farsi subito avanti, ha escluso un Conte ter ("se in numeri non ci sono ora non ci saranno nemmeno" per un nuovo governo guidato dall’avvocato) e, infine, ha chiuso nuovamente la porta a Matteo Renzi. Blindando il capo delegazione M5s con tanto di avvertimento sotteso agli alleati: "Il voto sulla relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede è un voto sul governo". L’intransigenza del M5s (proprio mentre dal Pd si levano voci per una ricucitura con Iv)...

di Elena G. Polidori

Due giorni. Poi le elezioni saranno inevitabili. Luigi Di Maio, ieri da Lucia Annunziata, ha chiarito che il tempo per il governo è quasi scaduto, ha esortato i ‘responsabili’ o ‘volenterosi’ a farsi subito avanti, ha escluso un Conte ter ("se in numeri non ci sono ora non ci saranno nemmeno" per un nuovo governo guidato dall’avvocato) e, infine, ha chiuso nuovamente la porta a Matteo Renzi. Blindando il capo delegazione M5s con tanto di avvertimento sotteso agli alleati: "Il voto sulla relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede è un voto sul governo".

L’intransigenza del M5s (proprio mentre dal Pd si levano voci per una ricucitura con Iv) complica il quadro, soprattutto perché Di Maio ha voluto legare il futuro della legislatura a quello di Conte ("tra Renzi e Conte scegliamo sempre Conte") mettendo in chiaro: "Noi stiamo con Conte anche se" dovesse comportare un "ritorno al voto". Insomma, anche se il voto potrà rappresentare un rischio per il Paese ("ci giochiamo il Recovery, i vaccini e il futuro della ripresa economica"), per i grillini meglio quel salto nel vuoto piuttosto che un via libera a un ritorno di Renzi in maggioranza. Così sembra, almeno, anche se alcuni big come Emilio Carelli e Giorgio Trizzino ieri hanno suonato una melodia opposta, invitando tutti a "sedersi intorno a un tavolo con Italia Viva", ha detto Carelli. D’altra parte il Movimento, lacerato in mille rivoli e travolto da altrettante correnti che ribollono nelle chat da giorni, diviso tra un partito di Conte che si sta formando e uno di Di Maio che potrebbe nascere se davvero si aprisse la campagna elettorale, teme tuttavia le urne. E molti, anche se non lo ammettono, sarebbero disponibili a sacrificare Conte sull’altare della fine della legislatura. Ma è un sentimento che per lo più attraversa i peones grillini, non certo i big, decisi invece a mostrare intransigenza soprattutto nella difesa di uno dei loro qual è Alfonso Bonafede, ieri ‘scudato’ da un comunicato ufficiale: "Ogni attacco a lui è un attacco al Movimento, al governo e alla maggioranza che lo sostiene", con tanto di hashtag finale #BonafedeNonSiTocca.

Già, Bonafede. Dentro il M5s sanno bene che Renzi considera il ministro della Giustizia un’unica cosa con Giuseppe Conte, dunque vedono nell’attacco del senatore una mossa per abbattere in un colpo solo due suoi ‘nemici personali’ soprattutto sul fronte fiorentino. Le ruggini tra Renzi e Bonafede, ‘king maker’ di Conte, risalgono infatti al 2009, quando, in quel di Soffiano (quartiere di Firenze, ndr), si scontrarono in un match per la conquista del Comune di Firenze. E dove Bonafede accusò Renzi di mancanza di trasparenza nella gestione del consiglio comunale, cosa che ‘il sindaco’ non ha mai digerito del tutto. Da allora è guerra aperta tra i due, ma proprio per questo il Movimento – ufficialmente – non può mostrare cedimenti.

Ma c’è chi lavora a un piano B. Ed è proprio l’entourage di Di Maio. Che spinge il ministro degli Esteri come nuovo ‘uomo di sintesi’, in veste di premier, per ricompattare una maggioranza che diversamente non troverà mai i numeri per sopravvivere. Nella consapevolezza che una mossa come questa potrebbe spaccare definitivamente il M5s rendendolo una bad company per il futuro più di quanto non lo sia già. Ma Di Maio – che ha imparato a far politica – tutto questo potrebbe averlo già messo in conto.