La protesta contro il convegno dell'ultradestra (Newpress)
La protesta contro il convegno dell'ultradestra (Newpress)

Milano, 21 dicembre 2014 - Di saluti Romani  non se ne scorgono, almeno non a favor di telecamera. Le croci celtiche le intravedi solo su qualche catenina o tatuate sugli avambracci: «Non mi fotografate – ammonisce un militante – pensate ad ascoltare quello che abbiamo da dire». La platea non sembra quella di una volta: zero teste rasate tra i più giovani, che si accomodano ordinati (e ingellati) nelle prime file con le loro camicie bianche d’ordinanza («Le indossiamo da due anni, quelli del Movimento 5 Stelle ci hanno copiati...»). «Benvenuti al nostro piano B», esordisce alle 16 uno dei massimi dirigenti di Forza Nuova, Duilio Canu, facendo riferimento alla polemica che ha portato alla revoca della sala congressi di via Corridoni da parte della Provincia. «Pure stavolta non ci hanno fermati: terremo il nostro convegno qui all’hotel Milton, prenotato un mese fa».

Via Butti, zona Jenner. La zona è sorvegliata sin dal primo pomeriggio da camionette della polizia e agenti in borghese, ma la situazione resterà tranquilla fino a sera. Anche perché nessuno dei 300 partecipanti al presidio antifascista organizzato dalla Camera del Lavoro si muove da corso di Porta Vittoria per tentare blitz di protesta. Fila tutto liscio, nella sala dell’albergo (220 posti a sedere) ci sono tutti i leader dell’ultradestra annunciati alla vigilia. Tuttavia, la prima a prendere la parola è la consigliera regionale Maria Teresa Baldini, fuoriuscita dalla Lista Maroni: «Sono qui per ascoltare». E per condividere, a giudicare dai battimani senza soluzione di continuità. Ci pensa Olivier Wyssa a scaldare la folla: «Ho lasciato il Front National quando alla guida è arrivata Marine Le Pen, che ha fatto quello che Gianfranco Fini ha fatto con l’Msi in Italia». Doppia standing ovation. Al di là dei vecchi rancori, tutti ci vedono un attacco neanche troppo velato a chi con la francese ha stretto un patto di ferro: Matteo Salvini. Roberto Fiore toglie ogni dubbio: «Avremmo voluto sentire le sue idee, ma lui non è voluto venire».

Il raduno di Forza Nuova al Milton Hotel

Così il segretario snocciola il suo di programma, che si può facilmente compendiare nel tradizionale «Dio, patria e famiglia». Quindi l’annuncio: «Oggi fondiamo l’Alleanza per la pace e la libertà: bloccheremo l’Isis». Progetto ambizioso anziché no, ma i convenuti paiono crederci parecchio. Al partito pan-europeo Apf – secondo alcuni potrebbe servire a rastrellare più fondi – che punta a fermare l’immigrazione e neutralizzare l’imperialismo israelo-americano si iscrive volentieri Udo Voigt, il nazionalista tedesco che una decina d’anni fa definì il dittatore Adolf Hitler «un grande statista». C’è spazio ovviamente per Alba Dorata, presente con l’ex generale delle forze speciali elleniche Eleftherios Synadios: «Saluto i camerati di Forza Italia...», la gaffe che genera solo sorrisi. Chiude Fiore: «Arriverà il tempo delle vittorie».

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