Polizia nello stabile dove è stato ritrovato il corpo di Desirée (Ansa)
Polizia nello stabile dove è stato ritrovato il corpo di Desirée (Ansa)

Roma, 13 novembre 2018 - Svolta per certi versi inattesa sul caso di Desirée Mariottini. Cade l'accusa di omicidio volontario per due degli extracomunitari arrestati in relazione alla morte della ragazza, appena 17enne.  La decisione è stata presa dal Tribunale del Riesame: per i giudici non ci sono elementi sufficienti a dimostrare che Chima Alinno, 47enne nigeriano, e Brian Minthe, 43enne senegalese, abbiano materialmente ucciso Desirée, fornendole un mix di farmaci e sostanze stupefacenti. Il Tribunale della Libertà, accogliendo le istanze della difesa, ha inoltre derubricato l'accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima. Riconosciuto per entrambi il reato di spaccio, ragione per cui i due restano in carcere. 

Prevista per domani l'udienza del Riesame per il 27enne senegalese Mamadou Gara, il terzo arrestato nell'ambito delle indagini per la morte della 16enne. Desirée fu trovata senza vita, dopo essere stata violentata, in un'area occupata nel quartiere San Lorenzo di Roma. Sempre domani è in programma l'interrogatorio di garanzia del quarto arrestato, un presunto pusher italiano che avrebbe ceduto la dose letale alla giovane. Nel gruppo di spacciatori che ha incontrato Desirée quel drammatico pomeriggio del 18 ottobre ci sarebbe anche Yusif  Salia, gambiano anche lui irregolare, fermato a Foggia con 11 kg di droga.

IL PUSHER INCASTRATO DAL FARMACO - Il presunto pusher italiano fermato è Marco Mancini, 37 anni, bloccato dagli uomini della squadra mobile sabato scorso con l'accusa di cessione di sostanza stupefacente. Dalle carte è emerso che a incastrarlo è stato il sistema di tracciatura dei medicinali che viene effettuata dalla farmacie italiane. Lo ha confermato la stessa Federfarma che ha collaborato in questi giorni con gli inquirenti della Procura di Roma.  Nel corso delle indagini gli agenti della Squadra Mobile avrebbero trovato una confezione integra di un medicinale e attraverso il numero di targatura sarebbero riusciti a risalire alla farmacia romana che l'aveva venduta e alla relativa ricetta, identificando il paziente: un 37enne incensurato. Si trattava appunto di quel "Marco" citato da vari testimoni che aveva ceduto ai quattro arrestati per l'accusa di omicidio e violenza sessuale, la sostanza con cui Desierèe è stata drogata fino a procurargli la morte.

LA PROCURA - La decisione del Riesame non muta la posizione della Procura. Secondo quanto si apprende, i pm ribadiscono il loro impianto accusatorio sottolineando che gli elementi raccolti fino ad oggi portano a ribadire che Desiree è stata uccisa e ha subito una violenza sessuale di gruppo. "Il quadro accusatorio non cambia - spiegano fonti inquirenti -. Siamo ancora nella fase delle indagini ma siamo pronti a leggere le motivazioni che hanno portato il Riesame a questa decisione".

IL LEGALE - Soddisfatta Pina Tenga, legale di Alinno Chima. "Sono contenta per il mio assistito nella cui innocenza, alla luce delle indagini svolte ho sempre creduto", commenta dopo la decisione del Riesame. "Mi dispiace perché, indagini condotte in tal modo, rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza", aggiunge.