Una manifestazione contro la violenza sulle donne (. foto di repetorio In alto, il professor Claudio Mencacci, 68 anni, psichiatra
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (. foto di repetorio In alto, il professor Claudio Mencacci, 68 anni, psichiatra
di Riccardo Jannello I numeri sono elevati: ancora troppe donne uccise alla fine di storie sbagliate. Claudio Mencacci, psichiatra, non si dà pace. Professore, che cosa ci dicono queste drammatiche notizie di cronaca? "Il commento che mi viene è particolarmente amaro. Viene costantemente mantenuto un livello altissimo di violenza nonostante le campagne fatte da più parti per sensibilizzare la donna a denunciare situazioni che ancora non sono violente ma che si può capire lo possano diventare. Perché l’omicidio viene dopo un lungo periodo di esposizione ad altri tipi di minacce, verbali o fisiche". Quindi non crede al delitto d’impeto? "No, quelli che...

di Riccardo Jannello

I numeri sono elevati: ancora troppe donne uccise alla fine di storie sbagliate. Claudio Mencacci, psichiatra, non si dà pace.

Professore, che cosa ci dicono queste drammatiche notizie di cronaca?

"Il commento che mi viene è particolarmente amaro. Viene costantemente mantenuto un livello altissimo di violenza nonostante le campagne fatte da più parti per sensibilizzare la donna a denunciare situazioni che ancora non sono violente ma che si può capire lo possano diventare. Perché l’omicidio viene dopo un lungo periodo di esposizione ad altri tipi di minacce, verbali o fisiche".

Quindi non crede al delitto d’impeto?

"No, quelli che avvengono sono la conclusione di una prepotenza e prevaricazione iniziata da tempo".

Che cosa scatena gli uomini che compiono questo gesto?

"Il desiderio della donna di terminare la relazione, di allontanarsi da una situazione in cui il partner ormai ex è già violento. Purtroppo nella testa del compagno questa resa dei conti si conclude solo con il filo rosso che porta alla morte della compagna".

La gelosia è determinante?

"Il tema è sempre quello di non volere lasciare qualcosa che si pensa ci appartenga. L’idea è quella che l’altro sia una proprietà personale e quindi il suo distanziamento viene preso come voglia di libertà intollerabile e inaccettabile. Un meccanismo che non ha niente a che fare con affetti e amore".

La stagione calda può fare aumentare questi reati?

"Avvengono con ogni tempo, ma certo la recrudescenza fa pensare. Ma non dobbiamo dimenticare che veniamo da un periodo molto difficile dove il confinamento in casa ha fatto aumentare liti e violenze domestiche".

Ma come mai la donna non riesce a fuggire da questi rapporti? È così difficile lasciare?

"La donna ha paura di ritorsioni sui figli, per esempio. E non ritiene di avere luoghi sicuri nei quali rifugiarsi".

Come può fare a salvarsi?

"Non accettare mai l’ultimo invito per un chiarimento che l’uomo non vuole se ha già fatto uso della violenza. E denunciare. Certo un’emancipazione economica e la possibilità di vivere scelte personali più autonome può aiutare, ma si deve essere chiari all’inizio del rapporto".

L’uomo uccide e si consegna alle forze dell’ordine: come mai non fugge?

"La fuga è un retaggio del passato come la costruzione di un alibi. Nella mente di questi assassini c’è un senso malato della giustizia e la sensazione di potere passare attraverso la sue maglie larghe e avere una pena bassa. Un rischio calcolato per chi ritiene di avere esercitato solo la difesa del proprio possesso su chi non ha diritto di scelta".

Cosa possiamo fare per cambiare questa gelosia malata?

"Dobbiamo puntare sulle nuove generazioni, abituarle alle relazioni affettive. Purtroppo i nostri giovani sono ancora pervasi dall’esposizione della sessualità disgiunta dall’affettività. L’accesso crescente dei ragazzi ai siti porno fa diventare la donna l’oggetto di una sessualità distaccata e ciò non aiuta le relazioni che sono più complesse e presuppongono la tolleranza del dolore di una separazione". La scuola può aiutare?

"Diventa urgente con la riapertura della didattica non dimenticarsi di parlare degli affetti. Bisogna insegnare non solo la cultura del rispetto istituzionale, ma anche quella dell’educazione affettiva, del corretto rapporto fra uomo e donna. Bisogna però farlo con persone preparate".