I genitori di Denise Pipitone, Piera Maggio e Piero Pulizzi
I genitori di Denise Pipitone, Piera Maggio e Piero Pulizzi

Mazara del Vallo, 6 maggio 2021 - Caso Denise Pipitone: come già era emerso ieri, nessun esito ha dato il sopralluogo nella casa di via Pirandello 55 a Mazara del Vallo che fu in uso ad Anna Corona, l'ex moglie di Pietro Pulizzi, papà biologico di Denise, la piccola scomparsa l'1 settembre 2004 e mai più ritrovata. L'ispezione (qui tutte le foto) è stata sospesa. L'aveva disposta la Procura di Marsala "per verificare lo stato dei luoghi e se sono stati effettuati lavori edili" dopo la riapertura delle indagini sulla scomparsa della bambina. In particolare gli inquirenti, sulla base di alcune segnalazioni giunte negli ultimi giorni, cercavano un'eventuale stanza segreta dove potrebbe essere stata nascosta Denise.

Denise Pipitone e gli altri: "Ecco come si cercano oggi gli scomparsi"

Denise Pipitone: si riparte dalla nomade di Milano. Quei video e le ultime piste

FOCUS / Un giallo lungo 17 anni

Il post dei genitori

Oggi sulla pagina Facebook ufficiale di Piera Maggio, i genitori di Denise (la mamma Piera e il papà biologico Piero Pulizzi) hanno pubblicato un post: "Chiunque in tutti questi anni ci ha fatto del male, direttamente o indirettamente, non può e non deve rimanere impunito, soprattutto chi ha sequestrato Denise". Il post prosegue così: "Fino a prova contraria Denise è viva e va cercata. Se e quando ci dimostreranno il contrario, solo allora ci fermeremo nel cercarla e proseguiremo in altro".

L'ex pm Angioni: "Così fui bloccata"

Oggi ha parlato anche (all'agenzia Adnkrons) Maria Angioni, la pm che per un periodo, dall'ottobre 2004 al luglio 2005, indagò sulla scomparsa della piccola. "Quell'inchiesta era un terreno minato. Non si riusciva a fare niente. Ovunque mi girassi incontravo difficoltà. Come quando venni interrotta da un esponente delle forze dell'ordine, mentre stavo interrogando una persona che mi stava dando notizie molto interessanti, e distruggendo quella pista. Quella volta mi spaventai davvero. Purtroppo, era la mia ultima attività inquirente, perché all'indomani lasciai la Procura di Marsala per andare al Tribunale di Cagliari".

Nell'intervista all'Adnkrons, il magistrato ricorda anche alcune stranezze come il "cordone di protezione" che si sarebbe elevato attorno alla famiglia di Anna Corona. "Come quando scoprii - racconta - solo dopo mesi, che Claudio Corona, il fratello della donna, fu sentito ma quel verbale di Sit era striminzito. Non c'era nulla. Io rimasi basita".