Denise Pipitone, scomparsa 17 anni fa (Ansa)
Denise Pipitone, scomparsa 17 anni fa (Ansa)

Roma, 5 maggio 2021 - Ricomincia dai luoghi da cui tutto è iniziato l'indagine sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, la bambina sparita da Mazara del Vallo l'1 settembre del 2004. Ricomincia dalla casa in cui 17 anni fa viveva Anna Corona, all'epoca moglie del padre naturale della piccola e madre di Jessica, la sorellastra di Denise processata e assolta dall'accusa di aver sequestrato la bambina. I carabinieri hanno ispezionato per ore l'edificio disabitato, di proprietà di una famiglia che vive in Svizzera, alla ricerca di tracce di una stanza segreta. 
Ma riavvolgiamo il nastro su una storia travagliata lunga 17 anni, che ha avuto una narrazione mediatica infinita fino agli sviluppi di oggi.

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Denise Pipitone, la Procura di Marsala riapre l'indagine

La scomparsa di Denise

Era il primo settembre 2004 quando la piccola Denise Pipitone scomparve davanti alla casa della nonna Francesca Randazzo. Aveva quattro anni, giocava con i cuginetti che all'improvviso non l'hanno più vista. E da allora di Denise non si sono più trovate tracce. 

La forza di mamma Piera Maggio

La mamma della bimba, Piera Maggio, non si è mai rassegnata e si è impegnata nella minuziosa ricerca di indizi utili a squarciare il velo del mistero, andando ospite di varie trasmissioni televisive tra cui "Chi l'ha visto", lanciando appelli, sollecitando le ricerche, tallonando gli investigatori alle prese con piste alla fine tutte accantonate. 

Denise, tutte le ipotesi in campo

Sono così cadute le tante ipotesi che in questi anni avevano preso corpo: da quella della pedofilia a quella del rapimento da parte di un gruppo di Rom. Un mese fa era improvvisamente venuta fuori Olesya Rostova, una ragazza che si era rivolta a una tv russa per rintracciare la madre. Era stata sottratta a una nomade e ospitata in un orfanotrofio. Una somiglianza con Piera Maggio aveva alimentato una speranza subito travolta dai risultati degli esami del sangue. E dopo un tira e molla con la televisione che voleva dare al caso una dimensione spettacolare è venuta la certezza che Olesya non è Denise. 

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La confessione horror del 2007

Nel 2007 il collaboratore Giuseppe D'Assoro, detenuto per omicidio, aveva confessato di aver tenuto in un congelatore il corpo della piccola, uccisa dall'ex moglie imparentata con i Pulizzi e di averlo poi gettato in mare. Anche questa "verità" è poi però risultata falsa. L'unica pista diventata un caso giudiziario a tutti gli effetti è quella che aveva ipotizzato un movente "privato". 

Il sospetto sulla sorellastra Jessica

Denise era la figlia naturale di Pietro Pulizzi. Da qui il sospetto che la sorellastra Jessica potesse avere partecipato al sequestro della bambina, mossa da 'astio e gelosia'. L'accusa contro Jessica Pulizzi, rinviata a giudizio nel 2010, si fondava su una intercettazione ambientale. Negli uffici della polizia, dove attendeva di essere sentita, la giovane aveva confidato alla madre: "Io a casa c'a purtai" (a casa gliela portai). Un'altra svolta arriva il 6 dicembre 2014 quando la Procura di Marsala aprì un'inchiesta per omicidio contro ignoti. L'11 ottobre 2004, parlando con la sorella minore Alice in casa della madre Anna Corona, Jessica avrebbe detto: "Eramu n'casa, a mamma l'ha uccisa a Denise" (Eravamo a casa, la mamma ha ucciso Denise). Ma il contenuto della conversazione non è risultato chiaro e la nuova pista è dunque sfumata.

Jessica assolta

Jessica intanto è stata assolta (27 giugno 2013) dal tribunale di Marsala (il pm aveva chiesto 15 anni). La sentenza è stata confermata negli altri gradi di giudizio: in appello (2 ottobre 2015) e in Cassazione (5 settembre 2017). A carico della sorellastra di Denise sarebbero emersi solo indizi e non prove. Dopo il verdetto della Cassazione, la Procura di Marsala ha riaperto il caso, che per la verità non era stato mai archiviato, e ha disposto rilievi scientifici e ricerca di impronte in vari luoghi. 

Il filone parallelo d'indagine

Un filone di indagine parallelo è intanto nato dalle dichiarazioni di Maria Angioni, ora giudice a Sassari, che nel 2004 come pm di Marsala aveva seguito l'inchiesta sulla scomparsa di Denise. Maria Angioni ha rivelato che le indagini affrontarono falle e depistaggi. " Abbiamo capito - ha detto - che dopo tre giorni le persone sottoposte a intercettazioni già sapevano di essere sotto controllo. Quando ho avuto la direzione delle indagini, ho fatto finta di smettere di intercettare e poi ho ripreso da capo con forze di polizia diverse, nel disperato tentativo di salvare il salvabile". Neanche così è stato però possibile imboccare la strada giusta.