La contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nel '91, coi figli e il marito Pietro Mattei
La contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nel '91, coi figli e il marito Pietro Mattei

Roma, 29 gennaio 2020 - All’età di 77 anni è morto Pietro Mattei, vedovo della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nel giorno del decimo anniversario di matrimonio, il 10 luglio 1991 nella villa di famiglia all’Olgiata, distretto di residenze esclusive a nord della Capitale. La data d’inizio di un giallo che ha fatto epoca ed è stato risolto dagli investigatori solo dopo vent’anni, con la spiegazione più minimalista rispetto alla galleria dei misteri d’Italia che era stata imboccata.

E fu proprio il marito della vittima a dare continui impulsi per imprimere una svolta al caso. Costruttore e immobiliarista, Pietro Mattei è deceduto a causa di un ictus improvviso: volendo i figli Manfredi e Domitilla evitare il clamore mediatico, la notizia è stata diffusa soltanto dopo i funerali, celebrati a Roma nella basilica del Cristo Re, nello stesso quartiere in cui aveva sede la società guidata a lungo dall’imprenditore, alla presenza di una ristretta cerchia di parenti e amici. A rivelare la notizia della morte è stata una persona rimasta vicina a Mattei per tutto il periodo caratterizzato dalle polemiche e dai risvolti imbarazzanti provocati dal giallo. I primi sospettati furono infatti gli stessi familiari della nobildonna assassinata, tanto che gli inquirenti alla ricerca del movente indagarono sui capitali loro intestati.


Ma a distanza di 20 anni da quel 10 luglio 1991 il magistrato titolare dell’inchiesta-bis, Francesca Loy, riuscì finalmente ad individuare l’assassino. Si trattava di Manuel Winston, cameriere filippino ed ex dipendente nella villa, che aveva rubato i gioielli della vittima per poi colpirla con uno zoccolo di legno e strangolarla con un lenzuolo: proprio quello su cui vennero rilevate tracce del Dna del domestico.

A questo elemento, acquisito agli atti con certezza grazie alle nuove tecnologie, si aggiungeva il contenuto inequivocabile di un’intercettazione telefonica, che non era mai stata ascoltata dai precedenti responsabili dell’inchiesta, in cui Manuel Winston parlava con un ricettatore della vendita dei preziosi appena rubati. Tornato in Italia, reo confesso e condannato in primo grado a 16 anni, pena confermata nei successivi gradi di giudizio, il killer è stato nel frattempo ammesso ai benefici di legge per i detenuti definitivi.

Nel 1993 il giallo fu sul punto di diventare un affare di Stato. Emerse, infatti, che Michele Finocchi, un alto funzionario del Sisde (il servizio segreto del Viminale all’epoca travolto dallo scandalo dei fondi neri), assiduo frequentatore della villa, fu uno dei primi ad arrivare sul posto il giorno del delitto. E la circostanza apparve inquietante a scoppio ritardato, perchè lo 007 due anni dopo si era reso latitante. Sospetti autentici e ricostruzioni fantasiose allungheranno l’ombra sui depositi bancari svizzeri intestati alla contessa, svariati miliardi di lire che alimentavano e rendevano infinita la trama. In realtà, sarebbe poi stato accertato che Finocchi si recò nella villa dopo la morte della contessa solo perché era un amico della famiglia.

Nel 2013, dopo la condanna ribadita in appello del domestico filippino, i familiari di Alberica Filo della Torre presentarono un esposto al Csm, chiamando in causa l’allora Procuratore aggiunto e l’ex pm. Pietro Mattei e i suoi figli si dichiaravano "indignati per la superficialità con cui, per 20 anni, sono state svolte le indagini, costellate di errori di ogni genere", precisando di aver chiesto la riapertura dell’inchiesta nel 2006.