Tavolini all'aperto (Ansa)
Tavolini all'aperto (Ansa)
"Il decreto, se non sarà cambiato, è il colpo di grazia per un settore allo stremo con il nostro. A quelle condizioni oltre la metà dei pubblici esercizi non potrà riaprire e chi potrà farlo si troverà comunque in gravi difficoltà". È profondamente deluso Lino Enrico Stoppani, numero uno della Fipe-Confcommercio, la categoria che associa ristoranti, bar, pubblici esercizi e che sta pagando a carissimo prezzo il blocco delle attività. "Ci aspettavamo ben altro – accusa – e...

"Il decreto, se non sarà cambiato, è il colpo di grazia per un settore allo stremo con il nostro. A quelle condizioni oltre la metà dei pubblici esercizi non potrà riaprire e chi potrà farlo si troverà comunque in gravi difficoltà". È profondamente deluso Lino Enrico Stoppani, numero uno della Fipe-Confcommercio, la categoria che associa ristoranti, bar, pubblici esercizi e che sta pagando a carissimo prezzo il blocco delle attività. "Ci aspettavamo ben altro – accusa – e invece ci troviamo di fronte a un provvedimento che manifesta un pregiudizio di fondo verso di noi e che, invece di farci rivivere, ci castiga".

Che cosa non torna nel cosiddetto decreto riaperture?

"Ci troviamo di fronte a una soluzione che è peggiore di quella dello scorso anno quando avevamo 26mila contagiati al giorno e zero vaccini. Eppure, i ristoranti nelle zone gialle erano aperti e funzionavano".

Mentre secondo le nuove regole sarà possibile andare a cena fuori solo all’aperto e con il coprifuoco alle 22.

"La scelta del coprifuoco alle 22, addirittura fino al 31 luglio, è un controsenso, una soluzione punitiva per noi ma che produce solo effetti negativi per tutti: si vogliono ridurre le occasioni di assembramento e invece così si moltiplicano. I giovani e i clienti in genere si riverseranno per strada tutti insieme o si trasferiranno nelle case private senza controlli".

Senza contare che con questa modalità saranno impossibili i doppi turni serali.

"E questo determina, oltre al danno, anche una beffa, perché obbligherà una quota rilevante di locali a non aprire proprio, perché non rientrano delle spese, oltre a spingere ad accalcarsi in massa tra le 20 e le 22".

Quanto pesa, per di più, la limitazione del tutto solo all’aperto?

"Pesa al punto tale che circa il 46,6 per cento dei pubblici esercizi, oltre 116 mila, sarà costretto a rimanere chiuso perché non ha spazi esterni. Così rischiamo di arrivare al primo giugno con tantissime imprese obbligate a chiudere".

Insomma, quella che doveva essere una scelta per ripartire rischia di trasformarsi in un colpo mortale?

"Sicuramente. Noi siamo esausti di pagare colpe non nostre come la lentezza della campagna di vaccinazione e l’impossibilità di controllare il territorio punendo comportamenti scorretti. E invece eravamo e siamo pronti a garantire il rispetto dei protocolli di sicurezza definiti, anche con l’aggiunta di ulteriori misure di prevenzione".