Il leghista Andrea Ostellari, 47 anni, presidente della Commissione Giustizia al Senato, con Matteo Salvini, 48 anni
Il leghista Andrea Ostellari, 47 anni, presidente della Commissione Giustizia al Senato, con Matteo Salvini, 48 anni
Fa un passo in avanti (grazie a Fedez) e due indietro (grazie alla Lega) il ddl Zan perché, quando si entra nelle aule parlamentari, il terreno si fa minato: vince di solito chi conosce meglio i regolamenti e non chi urla, o canta, più forte. Inoltre, il presidente della commissione Giustizia, dove il ddl Zan – approvato in prima lettura, alla Camera, a novembre del 2020 – è stato incardinato dal 28 aprile, è il leghista Andrea Ostellari. Ormai una star, ma fino a ieri ignoto ai più, carattere mite, dal Primo Maggio ‘rappato’ in diretta tv da Fedez al grido di...

Fa un passo in avanti (grazie a Fedez) e due indietro (grazie alla Lega) il ddl Zan perché, quando si entra nelle aule parlamentari, il terreno si fa minato: vince di solito chi conosce meglio i regolamenti e non chi urla, o canta, più forte. Inoltre, il presidente della commissione Giustizia, dove il ddl Zan – approvato in prima lettura, alla Camera, a novembre del 2020 – è stato incardinato dal 28 aprile, è il leghista Andrea Ostellari. Ormai una star, ma fino a ieri ignoto ai più, carattere mite, dal Primo Maggio ‘rappato’ in diretta tv da Fedez al grido di "Non sei Beyoncé".

Ma un presidente di commissione può fare molto per velocizzare, o ritardare, l’iter di approvazione di una legge. E così anche la notizia che il ddl Zan verrà finalmente discusso a partire dal 6 maggio, è uno specchietto per allodole. La discussione verterà infatti su ‘tutti’ i ddl simili. Infine, Ostellari annuncia che la Lega ne presenterà uno suo, che "mira a tutelare tutte le persone più vulnerabili, ampliando ai disabili, rispetto al testo Zan". Solo che, guarda caso, quando c’è un nuovo testo, si può ‘abbinare’ a quello vecchio già in esame e, in commissione, di testi simili ce ne sono già quattro: in gergo parlamentare si chiama ‘unificare’ le proposte di legge. In soldoni, vuol dire far ripartire la discussione, almeno al Senato, da zero. E così il braccio di ferro dentro la ‘maggioranza’ di governo, che, sul ddl Zan, maggioranza non è, va avanti: Lega-Fd’I-FI-Udc-altri (il caro, vecchio, centrodestra) da una parte, Pd-M5s-LeU-Iv (il nuovo, in teoria, centrosinistra) dall’altra. Il Pd – che in materia di tattica parlamentare non ha l’anello al naso – denuncia che "Ostellari vuole affossare il ddl Zan, ha preso in ostaggio la commissione e recita troppe parti in commedia". Pd e M5s, a questo punto, fanno la contromossa: forzare la mano nella conferenza dei capigruppo, che decide il calendario dei lavori dell’aula e, a colpi di maggioranza, portare il ddl Zan in Aula, ‘saltando’ la commissione. Lo propongono la pasionaria dei diritti dei dem, Monica Cirinnà, e quella dei pentastellati, Alessandra Maiorino. Si può fare, ma è un rischio: se in aula il ddl Zan fosse affossato, sarebbe morto prima di nascere.

In mezzo, c’è la posizione di Forza Italia, divisa tra il coordinatore nazionale, Antonio Tajani, che si è schierato apertamente per il no e l’ala liberal del partito propensa al confronto. La capogruppo forzista a Palazzo Madama, Anna Maria Bernini, ieri si diceva "personalmente convinta che il ddl Zan darà al Senato la possibilità di lavorare sul testo apportando le modifiche necessarie". Ma anche qui attenzione: se ‘modifichi’ nel secondo ramo del Parlamento un ddl, questo deve ripassare dal via, cioè tornare nella Camera da cui viene. Si chiama ‘navetta’ parlamentare e, via di questo passo, si può andare avanti all’infinito.