La conduttrice Diletta Leotta, 30 anni, è uno dei volti più famosi di Dazn
La conduttrice Diletta Leotta, 30 anni, è uno dei volti più famosi di Dazn
Par di vederli i vertici di Dazn, chiusi in sala riunioni ad alambiccarsi su uno studio di fattibilità: "Come rendersi antipatici agli italiani senza soluzione di continuità". Dopo aver vinto l’asta per i diritti tv della Serie A, averla trasportata sul web, e riproposta al pubblico tra mille difficoltà di connessione per un paio di mesi, serviva un colpo di grazia. Gli italiani stavano appena riprendendosi: i problemi tecnici parevano in parte superati. Ma ecco, puntuale, la mazzata: Dazn ha intenzione – prima di Natale, come il Grinch – di revocare il diritto dei suoi clienti a smezzare l’abbonamento....

Par di vederli i vertici di Dazn, chiusi in sala riunioni ad alambiccarsi su uno studio di fattibilità: "Come rendersi antipatici agli italiani senza soluzione di continuità". Dopo aver vinto l’asta per i diritti tv della Serie A, averla trasportata sul web, e riproposta al pubblico tra mille difficoltà di connessione per un paio di mesi, serviva un colpo di grazia. Gli italiani stavano appena riprendendosi: i problemi tecnici parevano in parte superati. Ma ecco, puntuale, la mazzata: Dazn ha intenzione – prima di Natale, come il Grinch – di revocare il diritto dei suoi clienti a smezzare l’abbonamento.

In gergo tecnico si dice concurrency: la possibilità di vedere contemporaneamente lo stesso contenuto su due utenze collegate a uno solo abbonamento. Il multivision a distanza, negato peraltro nell’era del distanziamento. Un contropiede filosofico, ma dannatamente pratico. La notizia, riportata dal Sole 24 ore, nel cui board siede Veronica Diquattro che di Dazn Italia è la boss, è molto più di un retroscena. Per gli italiani è un’apocalisse. Sui social, doveva ancora fumavano le macerie dei vari dazndown settembrini, rinfocola la protesta. Non c’è niente di più virale che sottrarre il pallone ai suoi tifosi da divano.

Una selva di amici, cognati, zii e parentame accessorio che aveva stipulato l’abbonamento iniziale puntando proprio sullo sdoppiamento dell’offerta e dei costi. "Si potrà accedere a due contenuti in contemporanea solo se si è collegati alla stessa Rete. In pratica mi stanno dicendo che devo tornare a vivere con mio padre. Sarà contento", ha scritto ironicamente il giornalista Fabrizio Biasin su Twitter.

A seguire una mitragliata di "disdico", "è una vergogna", "è uno scandalo" e via così sacramentando. Le associazioni di consumatori si sono rivoltate, chiamando in causa l’AgCom. Tanti i politici che hanno espresso il proprio disappunto sui social. Addirittura Lapo Elkann ha twittato con l’hastag #Daznout. Va detto che la possibilità del multiscreen era garantita al punto 8.3 delle condizioni generali di utilizzo. Quindi, mentre qualcuno difende la mossa anti-pirateria (tra questi il giornalista Enrico Mentana, che ha parlato di "stretta contro i furbetti del pezzotto", attirandosi le critiche di molti utenti), la maggior parte se l’è presa con la modifica unilaterale del contratto. Una pratica legale, ma particolarmente fastidiosa. Il punto, sostanziale, è il senso strategico di una misura così controproducente sul piano dell’immagine.

Dazn ha aspettato che passasse la tempesta dei disservizi tecnici, per rilanciare. Deve far fronte alla lenta partenza degli abbonamenti: sotto i 700mila abbonati per Tim e intorno ai 1,2 milioni per Dazn, almeno stando ai numeri generali. Insomma c’è da dragare meglio il fondo del mercato italiano, nella speranza che il prodotto-calcio si sia venduto così bene finora da convincere i clienti a farsi ognuno un proprio abbonamento. Non bastasse la percezione mediatica, i numeri dicono esattamente il contrario. La disaffezione, si sa, rischia di produrre ulteriore distacco.