Il monitoraggio della Fondazione Gimbe
Il monitoraggio della Fondazione Gimbe

Roma, 13 gennaio 2022 - Il dato che più balza all'occhio nel monitoraggio settimanale sui casi Covid della Fondazione Gimbe è la crescita della "pressione sugli ospedali sia nei reparti di area medica che nelle terapie intensive". Nella settimana dal 5 all'11 gennaio salgono infatti del 31% i ricoveri di pazienti Covid-19 con sintomi (passati da 12.912 della settimana precedente a 17.067) e del 20,5% le terapie intensive (passate da 1.392 a 1.677), sottolineando come "il sovraccarico degli ospedali comporti il rinvio della cura di altre malattie".

Zona arancione: Valle D'Aosta a un passo, Sicilia in bilico. Le altre Regioni a rischio

"Omicron è come un'influenza". Ora lo dicono anche i numeri: eccoli

Ma a crescere del 37,4% sono anche i decessi (1.514 vs 1.102. Il monitoraggio evidenzia anche un netto aumento di nuovi casi (1.207.689 vs 810.535, pari a +49%). In forte crescita anche i casi attualmente positivi (2.134.139 vs 1.265.297, +868.842, pari a +68,7%), le persone in isolamento domiciliare (2.115.395 vs 1.250.993, +864.402, pari a +69,1%).

Bollettino Covid: dati del 13 gennaio

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, dichiara che "nell'ultima settimana si è registrata un'ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che aumenta da 128.801 del 5 gennaio a 172.559 l'11 gennaio (+34%)". Nella settimana 5-11 gennaio in tutte le regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dallo 0,5% dell'Umbria al 208,7% della Liguria. In 56 province l'incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Rimini (4469), Forlì-Cesena (3462), Ravenna (3382), Modena (3340), Firenze (3031), Lodi (3016), Monza e della Brianza (2858), Bologna (2806), Varese (2776), Trento (2774), Sondrio (2771), Brescia (2751), Reggio nell'Emilia (2722), Milano (2636), Prato (2625), Pisa (2615), Como (2596), Napoli (2584), Verbano-Cusio-Ossola (2575), Pavia (2567), La Spezia (2531), Pistoia (2529), Rovigo (2483), Aosta (2452), Lecco (2451), Caltanissetta (2435), Parma (2402), Verona (2390), Cremona (2389), Teramo (2385), Genova (2377), Savona (2349), Ferrara (2344), Chieti (2328), Lucca (2324), Bergamo (2320), Terni (2311), Mantova (2224), Arezzo (2222), Imperia (2206), Cuneo (2187), Piacenza (2173), Bolzano (2168), Biella (2163), Massa Carrara (2160), Vicenza (2133), Siena (2131), Livorno (2120), Pordenone (2105), Treviso (2082), Trieste (2071), Salerno (2047), Pescara (2041), Torino (2036), Caserta (2031) e Asti (2028). 

"Entro fine mese molte regioni in arancio o rosso"

"A meno di 'iniezioni' di posti letto dell'ultima ora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave". E' l'allarme lanciato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione.

Zona arancione: 8 regioni a rischio, anche la Lombardia. Cosa cambia e differenze

Ospedali del Trentino in affanno: chiusi punti nascita

Intanto alcuni ospedali delTrentino vanno in affanno a causa dell'aumento dei ricoverati per Covid e hanno così deciso di sospendere l'attività dei punti nascita e dei reparti di Ostetricia e Ginecologia. L'attività sarà sospesa dalle 20 di oggi negli ospedali di Cavalese e Cles. Allo stato attuale dell'emergenza pandemica, con l'aumento dei contagi e dei ricoveri negli ospedali trentini - precisa l'Azienda sanitaria - si rende necessaria una riorganizzazione delle attività delle varie strutture ospedaliere del Servizio ospedaliero provinciale in modo da permettere la prosecuzione delle attività sanitarie in urgenza/emergenza e recuperare risorse per sopperire alle varie assenze tra il personale sanitario.