Roma, 25 marzo 2021 - Dante spregiudicato e plagiatore. Non ha inventato la lingua italiana e non ha inventato nulla di originale. L’Italia ha poco da festeggiare”. La sferzata in piena regola arriva dalla Germania e non in un giorno a caso, ma nel Dantedì. Un affondo gratuito difficile da incassare quello del commentatore tedesco Arno Widmann, che ha riempito due pagine e tanto di copertina, della rivista letteraria Frankfurter Rundschau.

Nel giorno dedicato al Sommo Poeta, con le principali autorità, compresi Sergio Mattarella e Papa Francesco uniti in suo nome, Widmann sostiene che il Belpaese abbia poco da omaggiare perché il nostro poeta era sostanzialmente un bluff “anni luce dietro Shakespeare, era egocentrico ed arrivista”. Lo stesso motivo per cui arriva dall’alto della sua spocchia a criticare anche T.S. Elliot, il quale sarebbe appunto colpevole di aver paragonato la grandezza dello scrittore britannico a Dante. 

Ricordando che il 25 marzo è la ricorrenza nazionale dantesca, Widmann scarica tutto il suo livore: “L’Italia lo loda perché ha portato la lingua alle altezze della grande letteratura: si è costruito la lingua per la sua opera e da questa lingua è nata la lingua dei suoi lettori e poi dell’Italia”. Ma subito precisa che questa è una sintesi che veniva ammannita agli scolari di 60 anni fa. La stessa Commedia, prosegue sferzante Widmann, in fondo non è originale: lo studioso spagnolo Asín Palacios nel 1919 affermò che si basava su un poema mistico arabo in cui si narra l’esperienza dell’ascesa al Cielo. Chiaramente la storia ha sempre smentito, ma pazienza. Poi conclude il tutto con l’invito a “non fare un torto a Dante, sottovalutando la sua spregiudicata ambizione”, perché in realtà “potrebbe aver sognato, col suo viaggio cristiano nell’Aldilà, di fare un colpaccio ai danni del poema arabo”.

"Non ragioniam di lor, ma guarda e passa": così il tweet con cui il ministro della Cultura, Dario Franceschini, liquida la faccenda. Citando il terzo canto dell'Inferno e forse indicando la mossa migliore di fronte a tanta ottusità.

DanteDì: perché il 25 marzo la giornata di Dante Alighieri