La delusione sui volti dei duchi di Cambridge
La delusione sui volti dei duchi di Cambridge
Quando si pensa al fair play si pensa all’Inghilterra, un Paese in cui il saper perdere con grazia è sempre stato considerato una misura di civiltà. Purtroppo però, l’Inghilterra di oggi non è più come quella di una volta e – proprio come le bombette e i gessati d’altri tempi – anche il concetto di fair play è andato, in molti casi, a farsi benedire. Oggi questo è un Paese dove si fischiano gli inni nazionali altrui, dove si urla "buu" ai giocatori avversari ogni volta che toccano palla e dove si spintonano (e a volte si menano) i tifosi dell’altra squadra. Soprattutto se si perde. L’Inghilterra di oggi sembra...

Quando si pensa al fair play si pensa all’Inghilterra, un Paese in cui il saper perdere con grazia è sempre stato considerato una misura di civiltà. Purtroppo però, l’Inghilterra di oggi non è più come quella di una volta e – proprio come le bombette e i gessati d’altri tempi – anche il concetto di fair play è andato, in molti casi, a farsi benedire. Oggi questo è un Paese dove si fischiano gli inni nazionali altrui, dove si urla "buu" ai giocatori avversari ogni volta che toccano palla e dove si spintonano (e a volte si menano) i tifosi dell’altra squadra. Soprattutto se si perde. L’Inghilterra di oggi sembra popolata di sore losers (pessimi perdenti), un insulto che qui si impara a scuola per additare gli sfigati.

Ecco quindi che il povero presidente Mattarella è stato lasciato solo allo stadio di Wembley, pur avendo accanto il trio di duchi di Cambridge, ovvero William, Kate e il piccolo George, che sembravano lì come tifosi invece che come figure istituzionali, e non hanno scambiato un sorriso o un commento con il nostro presidente.

Non era accanto al Capo dello Stato italiano neanche il primo ministro Boris Johnson, impegnato a cancellare tutte le misure anti-Covid nonostante una crescita esponenziale di casi della variante Delta. Ma anche se lasciato solo, Mattarella era l’unico che alla fine se la rideva.

Gli inglesi hanno fatto di tutto per avere la finale a Wembley, riempiendo lo stadio con 60mila tifosi (di cui 58mila inglesi), pur sapendo che il tasso di infezioni da Covid sarebbe schizzato al massimo. Si sono rifiutati di mollare, pur con la Merkel e Draghi che provavano a farli ragionare, perché speravano di bring it home ovvero portarsi a casa l’Europeo. Ma non è andata così e quindi, depressi e disillusi, hanno lasciato i vincitori da soli e se ne sono andati. Solo in pochi sono rimasti ad applaudire l’Italia quando la squadra di Mancini è andata a sollevare la coppa.

Eppure, nel 1966 (quando hanno vinto i Mondiali) e nel 1996 (quando hanno perso un’altra semifinale degli Europei ai rigori) la Regina era rimasta lì e aveva premiato personalmente i vincitori. Il principe William, l’unica testa coronata presente, pare non potesse fare gli onori perché non era l’Inghilterra ad ospitare il torneo, ma in molti si aspettavano un gesto di fair play sportivo da parte sua, soprattutto nella sua veste di presidente della Federcalcio inglese. Invece ha consolato il piccolo George e se n’è andato.

E i giocatori inglesi, da parte loro, hanno mostrato disprezzo per la medaglia d’argento, togliendosela dal collo nello stesso momento in cui venivano premiati. Un altro gesto che ha lasciato molti sconcertati, inclusi molti fan inglesi, che li hanno ripresi sui social media: "Avete perso. Dimostrate più rispetto per chi vi ha battuto e aspettate a togliervi la medaglia. Abbiate dignità. Pessimi perdenti" ha scritto l’attore Laurence Fox. A lui hanno fatto eco in tanti dalle altre nazioni del Regno Unito (Galles, Scozia e Irlanda del Nord): "Gesti come questi sono la ragione per cui nessuno tranne gli inglesi tifa per l’Inghilterra".

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