Milena Anfosso, la grecista punk
Milena Anfosso, la grecista punk
"Su quell’aereo che mi portava ad Harvard piansi molto. Io che al liceo ascoltavo musica punk in ultima fila e venivo richiamata dai professori perché non stavo attenta e mi annoiavo, io che venivo da un paesino di 300 abitanti, a un tratto mi ritrovai su un volo per l’America che mi avrebbe portato tra le migliori eccellenze al mondo del mio campo". Milena Anfosso, 32 anni, è così. Una dottoressa rock ’n roll (così le piace definirsi) tacciata dai professori del liceo di essere solo "una teppista dell’ultimo banco". Ora lavora come ricercatrice per Harvard, specializzata in rapporti sociolinguistici tra antichi greci e popolazioni anatoliche. Dottoressa Anfosso, da dove proviene? "Ho sempre vissuto tra Coazzolo, un piccolo paesino in provincia di...

"Su quell’aereo che mi portava ad Harvard piansi molto. Io che al liceo ascoltavo musica punk in ultima fila e venivo richiamata dai professori perché non stavo attenta e mi annoiavo, io che venivo da un paesino di 300 abitanti, a un tratto mi ritrovai su un volo per l’America che mi avrebbe portato tra le migliori eccellenze al mondo del mio campo". Milena Anfosso, 32 anni, è così. Una dottoressa rock ’n roll (così le piace definirsi) tacciata dai professori del liceo di essere solo "una teppista dell’ultimo banco". Ora lavora come ricercatrice per Harvard, specializzata in rapporti sociolinguistici tra antichi greci e popolazioni anatoliche.

Dottoressa Anfosso, da dove proviene?

"Ho sempre vissuto tra Coazzolo, un piccolo paesino in provincia di Asti, e Jacurso, un’altra minuscola frazione in Calabria. Qui ci viveva mia nonna che parlava un dialetto strettissimo, e che aveva tanto del greco antico. La passione per questa lingua me l’ha trasmessa lei".

Una famiglia sparsa in tutta Italia.

"Sì, ho avuto un’infanzia spassosa. Dalla nonna calabrese a mia madre madrelingua francese cresciuta in Svizzera fino a mio padre piemontese, ho sempre parlato tante lingue. E questa cosa che una parola la puoi dire in molti modi diversi mi ha sempre divertito e anche aiutato a scuola. Anche se qui non è sempre stato facile".

In che senso?

"Le cose più traumatiche della mia vita sono legate al rapporto che ho avuto con i docenti. Ricordo che in prima elementare stavo disegnando delle farfalle. Una maestra mi prese il foglio e me lo strappò davanti urlando ‘non siamo all’asilo qui!’".

Un caso isolato?

"No. Alle superiori le lezioni mi annoiavano. Me ne stavo per i fatti miei in ultima fila. Un giorno entrò in classe la preside. Avevo una collanina fatta con le linguette delle lattine. Mi sgridò: ‘Cos’ hai lì al collo, teppista? Quanto avresti a greco e latino?’ Risposi: ’Nove e mezzo e dieci’. Se ne andò sbottando ‘puoi tenere la collana’".

Andò meglio all’università?

"Primo esame. Il professore mi fece tradurre dei testi difficilissimi. E alla fine se ne uscì: ‘Guardi, a vederla così, ‘sta ragazzetta con i capelli biondo platino, le avrei dato 21 o 22. Invece ha studiato e mi tocca darle pure la lode’".

Circondata da pregiudizi.

"Sì, infatti volevo andarmene. La svolta arrivò quando mi trasferii a Parigi per proseguire i miei studi alla Sorbona. Qui per un progetto di ricerca – il primo sui rapporti sociolinguistici tra greci e frigi – fui selezionata su quattromila candidati da un’importante fondazione che finanziò il mio periodo di ricerca all’Università della California e che mi permise di concludere summa cum laude il dottorato alla Sorbona per poi finire a lavorare per Harvard".

Ora su cosa lavora?

"Vari progetti. Il secondo capitolo della mia tesi riguarda un testo criptico scritto da Timoteo di Mileto, IV secolo a.C. Un tizio rock ’n roll che parla della battaglia di Salamina dal punto di vista dei persiani".

Perché Timoteo rock ’n roll?

"Non si capisce nulla. Parole difficili da decifrare, errori ovunque. Quando il poema venne ritrovato nel 1902 in Egitto, dissero che era un insulto alla letteratura greca. Io invece pensai: questo è il mio testo, ci devo lavorare sopra. Così ho fatto. Ora Harvard ci sta finanziando una monografia".

Cosa vuol fare da grande?

"Rimarrò negli Stati Uniti. In Italia ho gli amici e la famiglia, ma sto bene qui".

Cosa si aspetta dall’America?

"Sto per ricevere la green card. E questo significa che gli Stati Uniti hanno interesse perché io continui le mie ricerche qui. Motivo per me di grande soddisfazione".

Un consiglio ai ragazzi.

"Imparate e siate umili. A me nessuno avrebbe dato un centesimo. Se avete un obiettivo in testa lavorateci sodo. Perché se avete in mente il cosa, la vita vi metterà davanti il come. Prima o poi tutto viene a galla".