di Ettore Maria Colombo Oggi Beppe Grillo e, in stereofonia, Massimo D’Alema. Ma anche Romano Prodi, in origine. La Cina è vicina, diceva il titolo di un famoso film di Marco Bellocchio. Ora, fatte le debite proporzioni – ai tempi del ’68 il maoismo, in Italia, fece innamorare migliaia di giovani – il paradosso è che esponenti politici di primo grado della politica italiana – e non sospettabili, in gioventù, di simpatie per il maoismo e Mao – abbiano così a cuore e in simpatia la Cina. Un grande Paese che sarà anche diventato aperto al libero mercato ("Non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che prenda i topi", sosteneva Deng Xiaoping) ma che resta sempre retto da una dittatura comunista. Massimo D’Alema, segretario del Pds e dei Ds, ed ex premier, per celebrare la...

di Ettore Maria Colombo

Oggi Beppe Grillo e, in stereofonia, Massimo D’Alema. Ma anche Romano Prodi, in origine. La Cina è vicina, diceva il titolo di un famoso film di Marco Bellocchio. Ora, fatte le debite proporzioni – ai tempi del ’68 il maoismo, in Italia, fece innamorare migliaia di giovani – il paradosso è che esponenti politici di primo grado della politica italiana – e non sospettabili, in gioventù, di simpatie per il maoismo e Mao – abbiano così a cuore e in simpatia la Cina.

Un grande Paese che sarà anche diventato aperto al libero mercato ("Non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che prenda i topi", sosteneva Deng Xiaoping) ma che resta sempre retto da una dittatura comunista. Massimo D’Alema, segretario del Pds e dei Ds, ed ex premier, per celebrare la "gloria" del comunismo cinese, che quest’anno festeggia cento anni, ha dato una intervista a New China Tv, rilanciata su Twitter dalla portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying.

Subito dopo aver rievocato la sua visita a Pechino nel 1978, quando era segretario della Fgci, D’Alema ha elogiato "lo straordinario salto verso la modernità e il progresso" compiuto dalla Cina, che ha "fatto uscire almeno 800 milioni di persone dalla povertà. Mai nessun Paese nella storia dell’umanità è riuscito a realizzare una così immensa trasformazione della vita delle persone". D’Alema, del resto, è stato protagonista di molte missioni a Pechino, instancabile tessitore delle relazioni con l’Italia e supporter delle magnifiche sorti e progressive del progetto della nuova Via della Seta, la Belt and Road Initiative.

Fa parte, ovviamente, della Fondazione Italia-Cina, che si occupa di lobbying e networking (così si presenta) come pure un altro big della politica italiana, Romano Prodi. Accolto con gli onori di un Capo di Stato, nel 2009 il Professore aprì, a Pechino, insieme all’allora vice primo ministro cinese, Li Kegiang, il primo Global Think Tank Summit sulla crisi economica e le soluzioni per la ripresa. In quegli anni fu anche consulente dell’agenzia di rating ufficiale Dagong. E, sempre in Cina, Prodi tiene ogni anno diversi cicli di conferenze e di lezioni nelle università. Ha scritto molti articoli, il Prof, sulla Cina e la Via della Seta, che "L’Italia e l’Europa devono intercettare perché è una opportunità", e ha fatto anche dichiarazioni sul regime, "un comunismo sui generis che premia la meritocrazia".

Poi, appunto, c’è il magico mondo Cinque Stelle. Beppe Grillo e, in particolare, il suo blog è ricco di prese di posizioni filocinesi. Ospita interventi che negano la persecuzione degli uiguri, fa scrivere professori universitari che narrano le magnifiche sorti e progressive del regime, etc. Il "Garante" dei 5 stelle ha voluto difendere la Cina e sparare contro la Nato subito dopo un G7 in cui gli Usa hanno posto con forza la questione delle mire espansionistiche cinesi in Europa. Draghi, si sa, è un atlantista di ferro. E, quando ha letto di Grillo, ha chiesto e ottenuto rassicurazioni dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale gli ha spiegato che quella di Beppe è "una posizione personale e non politica".

Eppure, durante il primo governo Conte, la firma dell’accordo sulla Via della Seta (che Draghi ha detto di voler "rivedere") andava proprio in quella direzione. Di Maio, che è diventato il più atlantista tra i 5 stelle, ha anche dovuto ‘spiegare’ a Conte che l’idea di accettare l’invito dell’ambasciatore cinese a Roma durante il G7 non era buona idea. L’incontro all’ambasciata cinese di Conte è stato annullato per "motivi personali", peraltro mai spiegati, ma il nuovo capo politico del Movimento ci ha tenuto a dire che "il fatto di poter dialogare anche con la Cina è di utilità per tutti". Ma Grillo, la cui conversione ‘cinese’ risale a diversi anni fa, dice e fa dire attraverso il suo blog cose ben più nette che trovano eco nelle posizioni di molti parlamentari del Movimento. Insomma, i più ‘filo-cinesi’, oggi, sono i grillini.