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7 mag 2022

Dal tango anti Thatcher al no a Mosca Eurovision: canzonette e (geo)politica

Martedì a Torino comincia la "Sanremo europea", che da sempre fa i conti con le crisi internazionali

7 mag 2022
andrea spinelli
Cronaca
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)
Nel 2016 il televoto premiò. il russo Lazarev, ma vinse l’ucraina Jamala (38 anni)

di Andrea Spinelli Non sono solo canzonette. Apolitico sì, ma non organizzato su un altro pianeta, l’Eurovision si è sempre trovato a fare i conti con le piccole-grandi crisi internazionali che dividono i popoli. Inevitabile, quindi, che la guerra ucraina impattasse sui destini di questa 66ª edizione in programma da martedì a Torino. E se un tempo i conflitti potevano trovare sul palcoscenico della “Sanremo europea” un’eco più o meno ovattata – quando nell’82, ad esempio, la manifestazione fu ospitata dal Regno Unito ad Harrogate in piena Guerra delle Falkland la spagnola Lucia per solidarizzare con gli argentini presentò un tango – l’allargamento ad Est e in particolare l’arrivo nel ‘94 di un nuovo ingombrante protagonista come la Russia ha inevitabilmente innalzato le tensioni. Che si sono andate ad aggiungere alle questioni palestinese e cipriota. Come scrisse nel ’79 il giornalista belga Jean Courcrand su Le Soir, "se l’Eurovision Song Contest non si occupa di politica, è la politica ad occuparsi dell’Eurovision"; verità assoluta al pensiero che nell’agosto del 2009 quarantatré cittadini azeri senza alcun precedente furono convocati al Ministero per la Sicurezza Nazionale di Baku per essere interrogati dalla polizia con l’accusa di comportamento antipatriottico perché dai tabulati telefonici risultava avessero votato per la canzone armena. Proprio quell’anno la Russia, organizzatrice della manifestazione, era riuscita, invece, ad ottenere dall’ Unione Europea di Radiodiffusione, organizzatore paneuropeo del kolossal televisivo da 200 milioni di telespettatori, la squalifica della Georgia dalla competizione, con cui era in guerra, per essersi presentata con una canzone dal doppio senso eminentemente provocatorio come We Don’t Wanna Put In. Russia sulle cronache pure nel 2013, quando il sempiterno ministro degli esteri Sergej Lavrov in un incontro con l’omologo azero mostrò pubblico risentimento per il fatto che la giuria eurovisiva dell’Azerbaigian non avesse assegnato punti alla canzone della connazionale ...

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