28 mar 2022

"Dal presidente Usa offese allo zar E Mosca ha la scusa per non trattare"

Il professor Erik Jones (Johns Hopkins): "Putin strumentalizzerà queste parole per i propri obiettivi"

alessandro farruggia
Cronaca

di Alessandro Farruggia

La linea americana non cambia. La frase di Biden sul "regime change" a Mosca è una gaffe, non un cambio di passo. Ma comunque l’America non uscirà vincitrice dalla crisi, perderanno tutti. Così il professor Erik Jones, statunitense, docente della Johns Hopkins university a Bologna.

Professor Jones, il presidente Biden ha posto un macigno sulla strada delle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Il chiedere apertamente un cambio di regime a Mosca segna un vero cambio di passo nelle strategie americane?

"Niente affatto. Quella frase è stata poco felice, Biden si è lasciato trasportare nella foga del discorso, ma ovviamente la politica statunitense non è per il cambio di regime: infatti sia la Casa Bianca che il segretario di stato Blinken lo hanno subito ribadito con chiarezza. Biden non vuole attivamente rimuovere Putin. Magari gli piacerebbe molto che accadesse, ma sa che non può domandarlo, al di là di una frase magari trainata dall’emozione di un discorso".

Quelle parole sono state però dette e rischiano di essere un grosso problema per le trattative di pace. Possono essere una gaffe pesante.

"Rischiano di essere strumentalizzate per questo, e non solo a Mosca. Putin lo sa perfettamente che cosa vogliono e che cosa possono pretendere gli americani. Sa bene che vorrebbero che lui se se ne andasse, ma sa anche che quella non può essere la politica di Washington. Il problema è che qualcuno nel resto del mondo, in Cina ad esempio, può prendere alla lettera il Biden di Varsavia, o avere tutto l’interesse a prenderlo alla lettera. Quelle parole rischiano di creare problemi con altri paesi, oltre che con la Russia, che le vede come un modo per procrastinare strumentalmente le trattative di pace. Perché è quello che probabilmente accadrà: quelle parole saranno usate come pretesto da Mosca per rendere più lenta la trattativa e andare avanti con le armi".

Fino a quando?

"Fino a che riesce ad avanzare e fino a quando i costi umani, materiali ed economici saranno accettabili. Poi, tratteranno".

C’è chi dice che pure Biden ha tutto l’interesse a prolungare la guerra, per indebolire Putin.

"Io credo che l’interesse degli Usa sia di arrivare alla fine della violenza in Ucraina il prima possibile, per avere una pace accettabile in Europa che consenta di tornare alla crescita economica globale".

Che cosa vuole davvero Biden?

"Quello che ha sempre voluto. Che Putin interrompa l’aggressione all’Ucraina e che ci sia una pace sostenibile. La posizione americana è sempre stata chiara, prima della guerra e dopo: ammonire sul rischio di attacco, denuncia risultata poi essere stata, purtroppo, molto precisa, e supportare il più possibile Kiev fornendo molti aiuti militari, ma senza entrare in guerra a suo fianco. Ha fatto quel che doveva fare, lui e l’Europa. E la sua credibilità ne è uscita rafforzata, dopo che si era indebolita in seguito al ritiro dall’Afghanistan".

In America però il suo gradimento è precipitato. Biden e i democratici potrebbero pagare dazio alle elezioni di mid-term.

"Sicuramente Biden rischia di pagare un dazio pesante. Il costo dell’energia, l’inflazione, sono cose che incidono sulla vita dei cittadini statunitensi e saranno usate ossessivamente dai repubblicani".

L’America uscirà vincitrice da questa crisi? Si è rafforzato il rapporto transatlantico, l’America venderà il suo gas e le sue armi all’Europa, il legame Europa-Russia è in macerie...

"Nessuno uscirà vincitore da questa crisi, neppure gli Stati Uniti. Va bene che i rapporti transatlantici si siano rafforzati, ma a che prezzo? Con un deterioramento delle condizioni globali di sicurezza. Non vedo il vantaggio. Il gas lo vendevamo agli asiatici e cambia poco darlo agli europei, quanto alle armi americane hanno sempre avuto un loro mercato. Piuttosto la guerra rischia di creare grossi problemi ai mercati finanziari americani, perché in molti paesi ci si chiederà se è ancora opportuno lasciare i soldi delle banche centrali in dollari, e poi rischiare di vederseli bloccare come ostaggi quando c’è una crisi, come è capitato con Mosca. E vedo criticità anche per le catene di valore. Gli effetti sulla crescita economica rischiano di essere pesanti".

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