Baby Gang è il nome d’arte del rapper Zaccaria Mouhib, di origini marocchine ma nato a Lecco nel 2001
Baby Gang è il nome d’arte del rapper Zaccaria Mouhib, di origini marocchine ma nato a Lecco nel 2001
di Daniele De Salvo Prima Milano, poi Riccione e ora Lecco. Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib, vent’anni compiuti a luglio, è stato bandito anche da Lecco, la sua città, il centro dove il trapper più “daspato“ d’Italia è nato, cresciuto e ha mosso i primi passi musicali diventando poi una star della trap. Il capoluogo manzoniano è pure l’involontario protagonista di una delle sue ultime canzoni, "Lecco city", "dove ti rubano la bici", oltre che la location di molti suoi video. Per girare alcuni dei videoclip del suo ultimo album, in piena pandemia, aveva invaso le vie e...

di Daniele De Salvo

Prima Milano, poi Riccione e ora Lecco. Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib, vent’anni compiuti a luglio, è stato bandito anche da Lecco, la sua città, il centro dove il trapper più “daspato“ d’Italia è nato, cresciuto e ha mosso i primi passi musicali diventando poi una star della trap. Il capoluogo manzoniano è pure l’involontario protagonista di una delle sue ultime canzoni, "Lecco city", "dove ti rubano la bici", oltre che la location di molti suoi video. Per girare alcuni dei videoclip del suo ultimo album, in piena pandemia, aveva invaso le vie e le piazze della città che prima del suo avvento era nota solo per il lago, il Resegone e i Promessi sposi, impugnando pistole, imbracciando Kalasnikov (finti, molto probabilmente) caricando a pallettoni fucili a canne mozze e prendendo a sfottò "sbirri", "caramba" e agenti della Polizia locale, diventati a loro insaputa comparse dei video sul suo canale Yuotube da 200mila iscritti e 6 milioni di visualizzazioni che più ne combina più aumentano. E non è stata neppure la prima volta: nel 2018 gli agenti della Mobile lo avevano infatti denunciato per istigazione a delinquere: a Lecco aveva già girato scene in cui sfoggiava Ak-47 e inneggiava alla violenza. Per evitare altre scorribande del giovane trapper il questore Alfredo D’Agostino ha così firmato un foglio di via, che segue il daspo dai locali di Milano dove lo scorso aprile ha innescato una guerriglia urbana a San Siro e a luglio ha assalito a sassate i buttafuori della discoteca “Old Fashion“. Baby gang è stato cacciato, però, anche dalla riviera romagnola, dove il mese scorso sono scoppiati disordini per l’annullamento del suo tour.

"Mo’ state esagerando", è il commento di Zaccaria, finito naturalmente su Instagram, dove ha postato la foto del foglio di via. "Nessuno potrà cacciarmi dalla città dove sono nato e cresciuto", avverte inoltre sempre tramite social. "Zaccaria è in questo momento il lecchese più famoso d’Italia – commenta Filippo Boscagli, consigliere comunale che a Lecco siede in opposizione insieme al sottosegretario lombardo ai Grandi eventi sportivi e campione olimpico Antonio Rossi –. Eppure nessuno sa chi sia, mentre BabyGang, il rapper criminale, è al centro delle cronache quotidiane. Nella sua crudezza pone domande drammatiche per ogni ragazzo. Che proposta fanno gli adulti ai nuovi giovani? Che spazi di libertà e crescita esistono per loro?".

Figlio di madre marocchina e padre egiziano, Baby Gang è scappato di casa da ragazzino. Ha girato le carceri minorili di mezza Italia, finendo nei guai per furti, droga e rapine. Anche ora è ospite di una comunità per giovani problematici a Vimodrone, nel Milanese. "Mi hanno fatto girare dappertutto pensando che mi cambiavano, invece non mi hanno cambiato", racconta ancora. Sostiene lo abbia salvato la musica, eppure è dal 2012 – rivela – che trascorre ogni estate "o in galera o in comunità".