22 mar 2022

Favola Cissé, dal club dei rifugiati al gol con l'Atalanta

Arrivato da solo in Italia a 16 anni, il giovane talento ha segnato al suo esordio in Serie A

fabrizio carcano
Cronaca
, festeggiato dai compagni dopo il gol che ha consentito di battere il Bologna
Moustapha Cissé, attaccante 18enne dell’Atalanta

Bergamo, 22 marzo 2022 - Mai come in questo caso la parola favola, troppo spesso abusata, può riassumere una storia. Una storia vera, di una vita giovane ma tutta in salita, dalla polvere alle prime stelle luminose. È la favola di Moustapha Elahdji Cissé,18 anni compiuti a settembre, il ragazzo fuggito senza genitori dalla Guinea e diventato l’eroe a sorpresa del popolo atalantino. Grazie al gol decisivo segnato domenica notte a Bologna, quindici minuti dopo aver esordito in serie A.

Fin qui nulla di strano: di ragazzini in rete al debutto in serie A sono strapiene le pagine del nostro pallone. Ma la storia di Cissé va oltre e porta sotto i riflettori dorati del nostro calcio milionario le storie oscure che pochi raccontano, quelle dei profughi che sbarcano in Italia con uno zaino pieno solo di speranze. Come accaduto a Cissé, approdato nel Bel Paese appena 16enne, dopo essersi lasciato alle spalle la povertà della Guinea, della popolosa capitale Conakry. Orfano di padre, minorenne solo, in cerca di fortuna in Italia. L’ha trovata grazie al pallone, seguendo un percorso tortuoso. Due anni in Salento, a Carmiano, nelle case famiglia, e sui campetti polverosi dei dilettanti con la squadra Rinascita Refugees, composta solo da richiedenti asilo degli Sprar, nata nell’ambito del progetto Sai, il cui slogan è "Diamo un calcio al razzismo".

Non avendo ancora la maggiore età Cissé non poteva giocare nemmeno in terza categoria, limitandosi a scendere in campo solo nelle amichevoli. Ma le sue doti erano subito balzate agli occhi dei dirigenti locali: tecnica, tocco di palla, fisico possente. Uno di loro ha chiamato uno scout atalantino invitandolo a scendere in Puglia per fargli un provino.

Il resto è storia recente: a fine gennaio la Dea lo tessera e a sorpresa lo inserisce subito nella lista dei giocatori della prima squadra, pur dirottandolo nella Primavera. Dove Cissé esplode immediatamente con tre gol in tre partite e incontra un altro ragazzo con una storia analoga alla sua: è Alessaune Sidibe, è arrivato anche lui minorenne dalla Costa d’Avorio, risalendo l’Africa e poi attraversando il Mediterraneo, con i barconi, per approdare a Lampedusa. Poi è stato smistato presso una famiglia abruzzese vivendo la stessa favola di Cissé: qualche partitella nei dilettanti abruzzesi e un osservatore atalantino a scoprirlo e portarlo nel settore giovanile nerazzurro.

Sidibe, classe 2002, ha debuttato in serie A il 22 gennaio all’Olimpico contro la Lazio, due mesi prima dell’esordio e del gol di Cissé al Dall’Ara. Due ragazzi fuggiti dall’Africa, soli, senza famiglia, che a Bergamo hanno trasformato un sogno in realtà, quello di diventare calciatori professionisti.

Per Cissé adesso viene il bello e anche il difficile: confermarsi dopo essere partito con il botto. Da settimane, dopo le prime prodezze con la Primavera, il ragazzo guineano era atteso dai tifosi, preceduto da paragoni ingombranti e prematuri con l’infortunato Duvan Zapata: Gasperini lo stava facendo allenare con la prima squadra e lo aveva già portato in panchina la domenica precedente contro il Genoa. Pronto a lanciarlo alla prima occasione utile, giunta una settimana più tardi a Bologna, a metà secondo tempo: fuori un Muriel esausto dopo le fatiche di tre giorni prima a Leverkusen, dentro il ragazzino partito da Conakry senza niente, pronto a cogliere al volo l’occasione della vita con il gol vittoria per l’Atalanta. Eroe a sorpresa nella notte bolognese. Una favola a lieto fine, anche se siamo solo all’inizio, dopo una vita iniziata in salita.

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